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strage di Capaci

Falcone spiegato a mio figlio

in Narrazioni

Stefania Nicolosi – Sono pochi gli eventi che tracciano una cesura netta tra quello che una persona è stata e quello che non sarà più. Io ne posso rintracciare tre, tanto lontani tra loro, quanto intimamente intrecciati nella mia coscienza: nel mio essere quella che sono.
Il primo è certamente la scomparsa di mio padre, che ha lasciato solchi così profondi nella bambina che ero e nella donna che sono e ai quali ho imparato ad essere grata per la sensibilità che mi hanno regalato.
Il secondo è la tua nascita, piccolo mio. Non sto qui a raccontarti le meraviglie della maternità, bensì quello che implica, nel bene e nel male, in una donna l’evento più ultraterreno e nel contempo traumatico: il parto. Mentre ti guardavo da quel letto d’ospedale esausta e sognante, l’unico pensiero che mi ossessionava era: “mi devo alzare da questo letto, mi devono passare questi dolori lancinanti. Da oggi e per buona parte degli anni a venire non potrò più permettermi di restare a letto perché sto male, perché non basterò più solo a me stessa”.
Prima che di me stessa, mi dovevo e mi dovrò occupare ogni giorno di te, amore mio. Alcuni la chiamano depressione post-partum: io la definisco “senso di responsabilità”, che la maternità ti amplifica all’ennesima potenza.
E vengo al terzo evento che mi ha segnato: quello di cui, amore mio, non vedo l’ora di raccontarti perché, all’età di soli 10 anni mi ha spalancato tragicamente gli occhi e oggi, lo voglio, lo devo trasmettere a te che non puoi non conoscere.
Era un tiepido sabato di maggio, era il 23 maggio di 25 anni fa e ad un certo punto un boato ha cambiato tutto. O forse non ha cambiato niente.
Io so solo, amore mio, che quel sabato la nonna dovette spiegare ad una bambina di 10 anni, curiosa e dai mille interrogativi, che cosa è la MAFIA.
Le dovette spiegare che cosa è il tritolo e perché la televisione continuava a passare quell’immagine di quella strada, che lei aveva percorso giusto qualche domenica prima per andare a vedere per la prima volta un aereo, ridotta ad un cumulo di macerie e polvere.
Le dovette spiegare chi era Giovanni Falcone, che lavoro fa un giudice e che cosa vuol dire Giustizia e perché un giudice e la sua famiglia devono essere accompagnati dalla scorta.
Insomma, la nonna dovette spiegare per la prima volta a mamma che il MALE non sono solo i peccatucci che aveva confessato per fare la Prima Comunione, il MALE è attorno a noi, nella nostra meravigliosa e maledetta isola.
Da quel boato, nulla fu più come prima, né per la tua mamma e i suoi coetanei, né per tanti altri.
La mamma quel giorno di 25 anni fa capì che stava in una terra dove, molto vicino a lei, ci sono delle persone che hanno come principale obiettivo il male altrui, non poteva ancora comprendere gli intrecci tra mafia, politica, banche, appalti, traffico di armi, droga…nooooo era troppo per una bimba di 10 anni che però ogni anno, man mano che cresceva, in occasione del giorno della memoria, aggiungeva un tassello al difficile puzzle della strage di Capaci.
Ciò che resta indelebile è il senso di impotenza dinanzi alla prepotenza a cui, figlio mio, noi siciliani facciamo l’abitudine troppo presto, fin dall’infanzia.
Perché noi siciliani siamo così: ogni anno da 25 anni ricordiamo le stragi di Capaci e poi Via d’Amelio e Portella della Ginestra e Ciaculli e così via, ma giriamo la faccia dall’altra parte quando dobbiamo testimoniare contro un torto visto o subito per paura del cugino del nipote della zia della persona che sicuramente conosciamo anche noi e che si potrebbe vendicare.
Siamo i Giudici dell’Antimafia più agguerriti, ma siamo nel contempo i primi convinti che nulla cambierà nella nostra terra, e quindi la lasciamo per tentar la fortuna altrove, dove erroneamente pensiamo che la prepotenza non ci sia.
Siamo i narratori più validi e disincantati della storia di Cosa Nostra a partire dalle origini, ma siamo nel contempo i primi ad accettare il malcostume della raccomandazione del Padrino pur di avere un posto di lavoro.
Da quel momento, la mamma capì che quando veniva svegliata di soprassalto nel cuore della notte da un boato, o era terremoto, o era qualche criminale che aveva incendiato qualche macchina o qualche negozio. E alla tua mamma non è mai sembrato normale, anche se ti fanno credere che sia così.
No, amore mio, non è normale. Non succede ovunque e laddove succede, vuol dire che il Male mafioso è così profondamente radicato che, se non puoi sconfiggerlo, almeno lo devi conoscere.
Ecco perché sappi che ogni volta che non difenderai il compagno più debole, tu sarai un mafioso.
Ogni volta che risponderai: “tu fatti gli affari tuoi. Non ti ammiscari”, come dicono qui, tu sarai un mafioso.
Ogni volta che ruberai e non ti guadagnerai ciò che desideri, tu sarai un mafioso.
Ogni volta che ti avvicinerai a una droga, tu sarai un mafioso.
Ogni volta che deturperai il nostro splendido paesaggio, che sporcherai, che vandalizzerai, tu sarai un mafioso.

Ma io non potrò tenerti nella campana di vetro, ad un certo punto dovrai fare i tuoi errori.
Posso solo chiederti una cosa, amore mio: STUDIA, figlio mio, studia sempre QUALUNQUE COSA, STUDIALA perché la cultura, se non altro, ti rende libero dal servilismo dell’ignoranza e poi COLTIVA UN SOGNO, qualunque esso sia, fatti animare e guidare da un SOGNO perché la sostanza dei sogni è per sua stessa natura positiva e nulla di malvagio potrà mai essere contenuto in essi.

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