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Robert Walser

È davvero un bel libro?

in Spilli

Una ben fornita libreria mi attrasse straordinariamente e mi venne voglia di dedicarle una visita fugace, sicché non esitai ad entrarvi con molto garbo, supponendo naturalmente di aver più l’aria di un severo revisore contabile, di un ispettore, di un collezionista di novità e fine intenditore, che non di un ricco, amato e ben accolto compratore o buon cliente.

Con voce cortese e sommamente riguardosa, usando – non occorre dirlo – le più elette espressioni, m’informai di tutto ciò che di nuovo e migliore offriva il campo delle belle lettere.

“Posso” chiesi timidamente “conoscere e apprezzare sul momento quanto v’è di più valido e di più serio e al tempo stesso (s’intende) di più letto e prontamente ammirato e acquistato? Ella mi obbligherebbe in modo eccezionale se mi volesse usare la compiacenza di esibirmi il libro che, come nessuno può sapere meglio di lei, ha ottenuto il maggior favore sia tra il pubblico che legge, sia presso la temuta e perciò vezzeggiata critica, e il cui successo continua a mantenersi vivo.

“In verità m’interessa sommamente apprendere quale sia, fra le opere della penna qui accumulate o messe in mostra, il fortunato libro in questione, la vista del quale farà di me, con ogni probabilità, un acquirente sollecito, lieto, entusiasta. Il desiderio di vedermi dinanzi lo scrittore prediletto dal mondo della cultura, nonché il suo ammirato e freneticamente applaudito capolavoro, per poi, come le dissi, comprarlo subito, mi pervade tutte le membra.

“Potrei cortesemente rivolgerle la più viva preghiera di mostrarmi questo libro d’impareggiabile successo, sicché l’ansia che si è impadronita di me si plachi e cessi alfine di agitarmi?”.

“Con piacere” disse il libraio.

Ratto come una freccia sparì alla mia vista, per ripresentarsi un attimo dopo all’avido amatore tenendo in mano il libro di non effimera validità, venduto e letto più d’ogni altro. Quel prezioso parto dell’intelletto era da lui recato con la stessa solenne compostezza di una reliquia santificante. Il suo volto era estatico; l’espressione irradiava sommo rispetto. Con le labbra atteggiate a quel sorriso che è proprio solo di chi sia intimamente compenetrato, egli depose innanzi a me, col fare più suadente, l’oggetto della sua pronta ricerca. Io gettai al libro uno sguardo severo e chiesi: “Può lei giurarmi che questo è il libro di maggior successo dell’anno?”.

“Senza dubbio”

“Può affermare che questo è il libro che bisogna assolutamente aver letto?”.

“Assolutamente”.

“È davvero un bel libro?”.

“La sua domanda è del tutto superflua e inopportuna!”.

“La ringrazio molto” dissi imperturbabile, lasciai dove si trovava il libro che aveva ottenuto il massimo successo di vendita perché bisognava assolutamente averlo letto, e uscii senz’altro aggiungere, ossia in perfetto silenzio.

“Uomo ignorante e incolto!”non mancò di gridarmi dietro il libraio, nel suo giustificato corruccio.

Robert Walser, La passeggiata, Adelphi, traduzione di Emilio Castellani

Un uomo attraversa a piedi le strade del suo paese, una semplice passeggiata che si trasforma in un viaggio fantastico, un nomadismo esistenziale tra personaggi ordinari e legati alla quotidianità di un qualsiasi villaggio: il direttore della banca, il libraio, il sarto, il professore, la cantante, il parroco. Per ognuna di queste figure il protagonista regala una osservazione, una riflessione a volte enfatica, a volte profonda a volte solo dettata dalla sua incomparabile solitudine. Una sfilata di personaggi comuni che agli occhi del protagonista assumono un aspetto mitologico: chiavistelli indispensabili per riflettere afferrare, forse, il senso stesso dell’esistenza. “Eppure ciò può avvenire e io credo che in realtà sia avvenuto”

Francesca De Meis, Mangialibri

La passeggiata, quella che traccia un percorso senza necessariamente risolversi in una meta, avvicina alla terra, dischiude il senso profondo delle creature viventi, una sensualità potente ed inerme che investe chi vi si abbandona per poi costruirsi da capo attraverso la scrittura. La passeggiata è un impegno formativo capovolto che non si affida ad una temporalità lineare e progressiva, come capita nei romanzi di formazione, ma scioglie il viandante in un istante d’estatica dimenticanza per mostrargli, percorrendo il sentiero della dissociazione, l’insensatezza di ogni progettualità esistenziale.

In Fabula

Per approfondimenti, in rete è disponibile la tesi di dottorato di Sara Ascolese, Scomparire dal mondo: la parabola artistica di Robert Walser:
In
Der Spaziergang di Robert Walser incontriamo per la prima volta lapasseggiata come caratteristica strutturale del racconto. Camminare è uguale a scrivere e il racconto è l’andatura. In questo racconto non ci sono né indicazioni temporali né geografiche ed esso segue lo schema dello svolgimento di una giornata. Il protagonista esce dalla sua stanza la mattina per poi rientrarvi lasera alla fine della passeggiata. Il flusso temporale viene fermato, passato efuturo si perdono a favore del presente

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