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Mario Gomboli

Un diaboliko compleanno: il re del terrore soffia sulle sue prime 55 candeline

in Noir

55 anni fa nasceva dalla mente di due sorelle della buona borghesia milanese, Diabolik, l’antieroe più famoso del mondo delle nuvole parlanti.
Il primo numero, disegnato dal misterioso Zarcone, intitolato «Il re del terrore», non aveva precedenti nella storia del fumetto italiano. A cominciare dalla inedita copertina: una donna urlante sovrastata da due occhi minacciosi che occupano buona parte del fronte. In alto campeggia il logo ideato da Remo Berselli, immutato da allora, e un sottotitolo: “Il fumetto del brivido”. All’interno viene raccontata una storia avvincente, un vero e proprio giallo/noir che ha per protagonista un ladro geniale, un assassino spietato. Con colpo di scena finale: il criminale riesce a scappare e a beffarsi dalle forze dell’ordine. Accanto a Diabolik due personaggi che entreranno nel cuore del pubblico: l’ispettore Ginko, il suo acerrimo nemico, e Eva Kant, sua affascinante compagna e complice.

Leggenda vuole che l’idea sia venuta ad Angela osservando i pendolari delle Ferrovie Nord Milano, potenziali lettori di un fumetto, in formato tascabile, rivolto a un pubblico adulto con protagonista un imprendibile ladro, affascinante e misterioso come il francese Fantômas.

Per festeggiarne i primi 55 anni, Astorina e Oscar INK chiudono questo anno di festeggiamenti e celebrazioni con la pubblicazione di un volume intitolato DIABOLIK FUORI DAGLI SCHEMI: una raccolta di storie brevi disegnate da Maestri del fumetto italiano che hanno reinterpretato il mito di Diabolik ridisegnandolo con il loro stile inconfondibile, a partire dalla provocante copertina firmata da Milo Manara, autore anche della prefazione.
Il volume sarà disponibile in anteprima a Lucca Comics and Games, dal 1 al 5 novembre, presso lo stand Astorina (Padiglione Napoleone – Stand 135) e distribuito in tutte le librerie e fumetterie.

Le storie, sceneggiate da penne “diabolike” del calibro di Daniele Brolli, Alfredo Castelli, Tito Faraci, Licia Ferraresi e Mario Gomboli, sono state disegnate da Giancarlo Alessandrini (Martin Mystere), Roberto Baldazzini (Casa Howhard), Giacomo Bevilacqua (A Panda Piace), Giuseppe Camuncoli (Spider-Man), Massimo Carnevale (Dylan Dog), Claudio Castellini (Nathan Never), Giorgio Cavazzano (Topolino), Luca Enoch (Drago Nero), Enzo Facciolo (Diabolik), Vittorio Giardino (Max Fridman), Arturo Lozzi (Dampyr), Corrado Mastantuono (Tex Willer), Lorenzo Mattotti (Fuochi, Jekyll & Hyde), Ivo Milazzo (Ken Parker), Franco Paludetti (Diabolik), Giuseppe Palumbo (Ramarro), Sergio Toppi (Giulia), Claudio Villa (Tex Willer), Sergio Zaniboni (Diabolik) e Silvia Ziche (Topolino). Tratti diversissimi tra loro che ci raccontano un Diabolik originale ma sempre avvincente, misterioso, inafferrabile.

 

“Nel 2001, in previsione del quarantennale di Diabolik, nato nel 1962, cercavamo un’idea che celebrasse il personaggio. In quarant’anni il Re del Terrore ne aveva fatta di strada, non solo nel mondo del fumetto: a lui era stato dedicato un film, canzoni, serie di sceneggiati radiofonici e cartoni animati; su di lui erano stati scritti saggi e romanzi; la sua immagine era apparsa su poster, quadri, magliette e gadget di ogni genere. Era ormai noto a tutti, anche a chi non ne aveva mai letto un episodio a fumetti. Ma il contesto della ‘letteratura disegnata’ rimaneva quello più ‘suo’, e allora si pensò di chiedere ad artisti dell’ambiente, anche e soprattutto a quelli che erano più distanti dal suo ‘stile’, di illustrare brevi storie e raccoglierle in un volume. Era nata l’idea di un’opera che avrebbe avuto per titolo Diabolik visto da lontano. Fu Daniele Brolli a organizzare l’operazione, ma subito trovammo la collaborazione di sceneggiatori come Alfredo Castelli, Tito Faraci e altri. Persino Sergio Bonelli ci diede il suo appoggio e scrisse la prefazione. E i disegnatori, grandi disegnatori, non furono da meno, entusiasmati dall’idea di cimentarsi con quella che era un’icona del fumetto italiano. Sono passati quindici anni da quando, nel 2002, Astorina pubblicò Diabolik visto da lontano, con grande successo di critica e pubblico. Quel volume è ormai fuori catalogo e quindi ci è sembrato – oggi che il Re del Terrore festeggia 55 anni di successi – il momento di riproporlo, in una nuova veste e arricchito da nuovi interventi. Come amavano ripetere le sorelle Giussani, brindando: «Lunga vita a Diabolik!»” ha dichiarato il direttore editoriale dell’Astorina Mario Gomboli.

 

Il lato rosso di Mario Gomboli, lo ‘zio’ di Diabolik

in Interviste

Mario Gomboli è il direttore editoriale dell’Astorina, la casa editrice che pubblica da più di 50 anni Diabolik:  architetto, grafico, professore, autore di fumetti e libri per l’infanzia e soprattutto è il papà di Luporosso.
Le sorelle Giussani hanno scelto bene il loro erede, non poteva essere che Gomboli a portare avanti il loro re del terrore.
Con Gomboli abbiamo chiacchierato a lungo del passato, del presente e del futuro del ladro col pugnale ma abbiamo voluto indagare anche sul suo personaggio per bambini: Luporosso. Il lupo buono creato per dispensare buoni consigli ai lettori più piccoli e spingerli ad amare tutti i giochi con la carta. Luporosso disegna, colora, ritaglia, piega, legge e scrive. Proprio come il suo papà.

Lei ha raccolto l’eredità delle sorelle Giussani. Oltre Diabolik c’è però anche un trascorso che i lettori del ladro con il pugnale forse non conoscono…
Ho iniziato esattamente 50 anni fa a muovermi in questo mondo grazie ad Alfredo Castelli che mi ha presentato le sorelle Giussani. Ho iniziato disegnando un marzianetto per una fan-zine, ho scritto oroscopi che spacciavamo per realizzati al computer, ho scritto testi per Tacabanda, uno dei caroselli della Rai. Si guadagnava bene, ma era difficile farsi approvare le strofe, me ne approvavano una su cinque presentate. Con Castelli e Silverio Pisu realizzammo alcuni pupazzi per Maria Perego: Lupo Lupone e Cappuccetto a Pois per la televisione svizzera.

Il lupo è uno dei suoi animali totemici…
Sì, il lupo è un animale che mi è sempre piaciuto. Luporosso è arrivato nel 1997. Mi avevano chiesto di fare un lupo per un’agenda del WWF edita dalla Mondadori. Dell’agenda non si fece più niente. Il Lupo prima era in bianco e nero: quando Cristina Sperandeo, direttore editoriale della Fabbri Ragazzi mi chiese una serie di educational, colorai quel Lupo di rosso perché i bambini devono stare attenti al lupo e anche al rosso. Ho scritto e illustrato davvero tanti libri per bambini – ben 160 titoli! -, per Mondadori, La Coccinella, Fabbri, edizioni Paoline; ma Luporosso è di fatto il mio personaggio più famoso. È tradotto in tutto il mondo, persino in cinese e coreano!

Come fa a conciliare le sceneggiature e i soggetti di Diabolik con la scrittura di storie per bambini?
Un po’ sono come Dottor Jekill e Mister Hyde, lo ammetto. Ma in fondo si tratta sempre di raccontare delle cose. Raccontare è un’abilità, una capacità che elabori nel tempo, ma è lo stesso raccontare una barzelletta agli amici, l’ecologia ai bambini o come fa Diabolik a sfuggire all’Ispettore Ginko. Diversificare così tanto le attività mi evita di annoiarmi.

La sua professione di architetto l’è servita per raccontare tante storie così diverse?
Ho fatto l’architetto per dieci anni e mi serve anche oggi per spiegare ai disegnatori un trucco particolare di Diabolik. La mia laurea con 110 e lode mi è stata utile solo nel 1982 per vincere un concorso come professore di composizione ad Algeri. Diabolik è stato il mio primo lavoro ben pagato. Adesso, dopo 850 numeri, inventare nuovi trucchi è una fatica di Sisifo: niente a che vedere col primo che mi pagarono, nel 1966. Avveniva in una cabina telefonica in cui un uomo veniva ucciso dal cianuro di potassio attivato dal batacchio del telefono. Angela Giussani me la pagò 2500 lire, 20 euro di oggi… e non è mai stato usato.
Per parecchio tempo ho venduto idee. Quando mi sono laureato nel 1972 sono rimasto sempre in contatto con le Giussani. A quei tempi un soggetto veniva pagato 100mila lire, ci facevo un mese di campeggio in Grecia. Guadagnavo bene, più di mio padre che faceva l’impiegato e che, senza mai capire come facessi a pagarmi l’università e portare tanti soldi a casa, forse pensava che fossi invischiato in loschi traffici. Nel 1997 proposi alla casa di animazione francese Saban alcuni miei personaggi. Li rifiutarono, ma si dimostrarono interessati a Diabolik e Martin Mystère: con la prospettiva di una serie di cartoni animati di Diabolik all’orizzonte, Luciana Giussani decise di farmi curare l’operazione. Quando i diritti passarono agli americani snaturarono il progetto ma Diabolik resiste a tutto perché il brand è più forte, resiste a tutte le speronate. Il pericolo è che Diabolik diventi un oggetto vintage ma almeno questo problema è scongiurato: la sua visibilità è la più alta di qualsiasi altro personaggio di fumetti in Italia perché il personaggio è trasversale, funziona come fenomeno inter-generazionale. Lo vediamo alla fiere dove arrivano nuovi lettori che vengono a cercare i nuovi numeri, dopo che hanno ereditato la collezione del papà.

Cosa c’è nel futuro di Diabolik?
Oltre all’inedito, continuano le due ristampe e lo speciale il “Grande Diabolik” anche ristampato a colori. Con Palumbo per i 40 anni abbiamo fatto il remake del numero 1, un’idea di Alfredo Castelli che in passato aveva cercato più volte di proporre alle Giussani. Fu proprio Castelli a presentarmi Giuseppe Palumbo. L’albo fu un successo: tappare i buchi della storia di Diabolik è diventato un filone che poco alla volta stiamo riempendo. Quest’anno uscirà un’altra puntata. In un episodio abbiamo anche ripercosso il passato di Ginko che ci ha permesso di smentire l’ipotesi che Ginko e Diabolik fossero fratelli.

E poi arriviamo all’altro Diabolik: DK. Chi è DK?
Allora ho provato a immaginare come sarebbe stato Diabolik se le Giussani invece di ispirarsi al feuilleton francese si fossero ispirate al fumetto americano. Da lì l’operazione DK ha preso forma e la risposta del pubblico e dei critici è stata buona. Abbiamo fatto un nuovo formato, con la stessa foliazione e il formato degli albi Marvel e DC Comics. DK è un altro Diabolik, gli somiglia ma ha una cicatrice. Eva c’è, ma è la sua acerrima nemica. L’ispettore si chiama semplicemente così e non Ginko. Vuole essere altro da Diabolik. Palumbo è già al lavoro sulla seconda stagione che avrà un esordio shock perché tutto il progetto DK vuole essere scioccante.

Qual è la storia che vorrebbe scrivere e che ancora non ha realizzato?
Una è già a buon punto: inizia con il solito controllo dei volti, Ginko scopre Diabolik con una maschera… ma stavolta lo lascia passare. Perché? Non posso dirvelo. Poi ho scritto una storia senza Diabolik che le Giussani mi fecero modificare per eccesso di originalità. Ecco, una storia di Diabolik senza Diabolik resta un mio vecchio pallino.

Antonino Pintacuda

La foto è di Roberto Caccuri – Contrasto

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