Tag archive

L’antagonista

Il realismo inquieto de “L’antagonista”

in Eventi
  • 20161025_175600.jpg?fit=2560%2C1440
  • 20161025_182350.jpg?fit=2560%2C1440
  • 20161025_182417.jpg?fit=2560%2C1440
  • 20161025_183157.jpg?fit=2560%2C1440
  • 20161025_183207.jpg?fit=2560%2C1440
  • 20161025_190415.jpg?fit=2560%2C1440
  • IMG_2872.jpg?fit=3264%2C2448

È stato presentato alla Libreria Lirus di Milano il romanzo di esordio di Edoardo Zambelli, L’antagonista (Laurana Editore). Ne hanno discusso con l’autore Giulio Mozzi e Gianni Biondillo.

L’antagonista e lo scrittore

in Interviste

Prima della pubblicazione de L’antagonista con Laurana Editore, di Edoardo Zambelli non c’era traccia sulla rete. Un silenzio fuori dal tempo, quando la sovraesposizione sembra diventata la regola. Abbiamo chiesto proprio a Zambelli il perché di questa scelta.

“Ero su Facebook sino a tre anni fa, avevo meno di 100 amici, gli stessi che potevo contattare direttamente su whatsapp. Avevo pubblicato solo un post, una foto di Marquez in occasione della morte dello scrittore. Non mi piace essere esposto, forse perché sono arrivato tardi sui social e mi sono perso l’entusiasmo iniziale. Quando Giulio Mozzi mi ha chiesto se poteva creare e curare il mio sito per il lancio del libro non ho avuto problemi ad accettare ma quando è arrivato il primo commento non sapevo come rispondere. Semplicemente non sono abituato ai tempi della comunicazione sul web”.

La storia è anche un omaggio a uno dei tuoi maestri che ringrazi apertamente: Ongaro. Ci sono altri autori importanti nella tua biblioteca?
“Il mio libro si ispira a due libri che ho amato tanto: L’ombra abitata di Alberto Ongaro, sino a qualche anno fuori catalogo e ora disponibile in ebook e Dance, dance, dance di Murakami. Tra gli autori per me importanti aggiungerei Filippo Tuena (soprattutto Il volo dell’occasione e Memoriali del caso Schumann) e Daniele Del Giudice, entrambi per me molto importanti. Posso aggiungere due cose su Ongaro? La prima: Ongaro, oltre che sceneggiatore di diversi fumetti di Hugo Pratt, è stato anche uno sceneggiatore per la Bonelli, in particolare per Nick Rider (serie che mi piaceva molto, ma che lui scrivesse lì l’ho saputo solo molto tempo dopo) e si firmava con lo pseudonimo di Alfredo Nogara. Seconda cosa: tutto ciò che scrivo (e in particolare L’antagonista) è guidato da una frase di Ongaro e cioè vivere la vita come fosse una detective story”.

Non solo libri, il romanzo è anche molto visivo, perfetto per essere sceneggiato.
“Importanti nel romanzo e, in generale per me, sono stati i noir di Dashiell Hammet e i film di David Lynch e quelli dei fratelli Coen. In particolare Barton Fink dei Coen è per me il più bel film di sempre. E anche lì c’è una ragazza sulla spiaggia alla fine. Qualcosa vorrà dire…”

Il protagonista senza nome del romanzo è un giornalista per una testata online in cui i suoi margini di autonomia sono inconsistenti e ha un matrimonio alle spalle finito male. Basta il volo ipnotico di una mosca sul televisore per spingerlo a cambiare vita. Prima nel buen ritiro di Torre dell’Orso dove cercherà di dare forma al libro di cui ha solo l’immagine iniziale nella testa. La storia di uno scrittore che osserva una donna camminare sulla spiaggia.

Ero fermo a poco più di un’idea. Anzi, un’immagine. Una ragazza che cammina a piedi nudi sulla sabbia in una giornata di pioggia, alla fine dell’estate. Questo e poco altro. Solo il vago sentore di una storia possibile dietro la tela di quell’immagine. Un richiamo.
Chi era? Da dove veniva? Cosa l’aveva portata lì? Pressapoco queste le domande attorno alle quali avevo intenzione di sviluppare la storia. In realtà, nella scena che avevo immaginato vi era anche altro. Un ulteriore dettaglio. Mentre lei camminava sola sulla battigia, un uomo la osservava dalla finestra di una casa sulla spiaggia. Quell’uomo era uno scrittore, e la ragazza era il personaggio di un libro che lui non riusciva a scrivere. L’eterna passeggiata in riva al mare era l’unica scintilla di vita che era riuscito a infonderle. Sperduta, senza un passato, senza una storia.

Ma lì un’ombra del passato spunterà su un quotidiano: Erika, la sua fidanzata ai tempi dell’università si è suicidata. Quella foto lo metterà su un treno per Gonzaga e poi lo porterà a Roma, alla ricerca di quegli anni della vita di Erika di cui non sa nulla. Erika prima del tragico gesto l’aveva cercato con una mail a cui lui non aveva nemmeno risposto.

Zambelli ama quel senso in bilico tra avventura e mistero che ritrova tra le pagine di Ongaro, un autore che rilegge di continuo. Ma nella sua biblioteca ci sono anche Paul Auster, Giulio Mozzi – che definisce il suo esordio ‘potente’-, Tullio Avoledo, Antonio Pagliaro di cui ha apprezzato particolarmente l’amarissimo La notte del gatto nero. Ma non ci sono solo autori italiani e d’oltre oceano nel suo immaginario. Zambelli ci racconta come alcuni dei meccanismi narrativi che poi ha utilizzato nel suo primo romanzo li ha scoperti sul Dylan Dog più atipico, quello dell’epoca d’oro di Tiziano Sclavi, il malinconico numero 74 della serie a fumetti in cui l’indagatore dell’incubo rincontrava proprio una delle prime fidanzate in un viaggio tra sogno e realtà.
Proprio il viaggio è uno dei temi portanti del romanzo L’antagonista, il protagonista senza nome dopo che si mette sulla strada non riesce più a sostare nell’indolenza che caratterizzava la sua vita precedente. E la parte di cui Zambelli è più orgoglioso è proprio quella del viaggio notturno in treno, con i vagoni del treno inghiottiti dalla campagna in cui avviene un incontro con un uomo misterioso che gli offre la chiave per risolvere il mistero.

Avevo già viaggiato su treni notturni. Mi avevano sempre dato la sensazione di una terra di confine, un non luogo che tagliava la notte trasportando esuli temporanei in una terra di nessuno.

Anche la musica gioca un ruolo fondamentale tra le pagine del romanzo, Zambelli confessa una ossessione per Bruce Springsteen, il boss che fa capolino tra le pagine con No surrender e The rising. Una colonna sonora per un libro che ha tutte le carte in regola per diventare un classico, come spiega Giulio Mozzi su Vibrisse: “se volete ridermi in faccia, fate pure: ma l’editoria vive di scommesse e convinzioni, non di prudenze e titubanze): perché lavora su zone profonde dell’immaginario, perché la sua lingua è perfettamente controllata, perché l’autore – e lo dico anche avendo letto svariate altre cose di Zambelli, ancora non pubblicate – avanza nella narrazione con la sicurezza di chi ha un intero mondo in testa (un mondo che somiglia a quello reale, ma funziona in un modo leggermente – e inquietantemente – diverso)”.

Antonino Pintacuda

La copertina è di Patrizia Mastrapasqua

Un uomo, una donna, una finestra, occhi verso l’orizzonte

in Backstage

Abbiamo chiesto a Patrizia Mastrapasqua di raccontarci la genesi della copertina de L’antagonista di Edoardo Zambelli:

“Edoardo è mio amico da più di dieci anni. Prima che lui si trasferisse, ci siamo salutati con uno scambio di promesse, io diventare una brava illustratrice, lui pubblicare il suo romanzo.
Ci siamo risentiti e visti, non troppo spesso a dire il vero, ed ogni volta confrontati sullo stato di salute delle nostre promesse.
Ad aprile di quest’anno ricevo una telefonata di Edoardo, ed io miracolosamente rispondo. Mi chiede di realizzare la copertina del suo romanzo, mi chiede di farlo in tempi celeri, è mio amico, mi conosce bene.
Seguono indicazioni ed euforia via chat.
La copertina per il romanzo L’antagonista si è composta subito nella mia mente. Avevo ben precisa la sensazione che avrei voluto far passare.
Lo schema è sempre lo stesso, inizio a pensare parole chiave, le appunto nella testa; un uomo, una donna, una finestra, occhi verso l’orizzonte, il mare, impronte… Parole che diventano suggestione. Questa suggestione diventa l’unione di uno spazio, di un tempo, di un desiderio, di un afflato. Un gioco di linee rette e morbide che si toccano senza intrecciarsi. Suggestione che descrive l’indecisione e allo stesso tempo il desiderio di un’azione, anche se solo pensata. Un soffio di energia scorre nella malinconia e la fa diventare scrittura… immagine.
L’illustrazione è stata realizzata con tecnica mista, disegno a mano e colorazione digitale.
Ho scelto dei colori caldi, per riuscire a rendere la temperatura dello stato d’animo del protagonista. La donna si sta allontanando, vorremmo seguirla in silenzio sino a vederla sparire dietro l’ultima duna”.

via GIPHY

Il portfolio di Patrizia Mastrapasqua:

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare il servizio e presentare annunci pubblicitari personalizzati. Usando il sito accetti questo utilizzo. Consulta la nostra Informativa sui cookie

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare il servizio e presentare annunci pubblicitari personalizzati. Usando il sito accetti questo utilizzo. Consulta la nostra Informativa sui cookie

Chiudi