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La felicità terrena

Quanta neve

in Letture

Giulio Mozzi – La mattina del giorno di Natale mi sono svegliato presto. Fuori della finestra c’era ancora buio. Sono rimasto a letto perché la mamma e il papà vogliono che nei giorni di festa, anche nelle semplici domeniche, noi rimaniamo a letto finché non vengono a chiamarci loro. Dopo un po’ che ero sveglio mi sono accorto che era sveglio anche mio fratello, perché si muoveva nel letto. Allora gli ho detto “Buon Natale”, e anche lui mi ha detto “Buon Natale”. Poi siamo rimasti in silenzio per provare a sentire se la mamma e il papà si erano svegliati e camminavano per casa o andavano in bagno o si parlavano.
Mio fratello ha provato a scendere dal letto quando abbiamo sentito il rumore che faceva la mamma con le tazze preparando il tavolo per la colazione. Ha aperto in fessura la porta e ha sentito che la mamma e il papà si parlavano sottovoce in cucina. Poi ha sentito che il papà arrivava e allora ha richiuso subito e si è ficcato sotto le coperte.
Quando il papà ha spalancato la porta e ci ha chiamati noi abbiamo fatto finta di essere ancora pieni di sonno, aprendo gli occhi appena appena e stiracchiandoci e facendo mmmm con la bocca chiusa. Quando il papà si è seduto sul mio letto e ha infilato un braccio sotto le coperte dicendo: “Ma che cosa è questo, è un bambino o un gatto che fa le fusa?”, allora io sono saltato in piedi e l’ho abbracciato gridando “Buon Natale”, e allora anche mio fratello è saltato giù dal letto e ha abbracciato il papà gridandogli “Buon Natale, Buon Natale”.
Il papà ci ha dato degli sculaccioni, ma per gioco, dicendo: “Ma guarda un po’, sembrava proprio che dormissero, questi due”; poi noi siamo corsi dalla mamma in cucina, l’abbiamo abbracciata e abbiamo dato il Buon Natale anche a lei. La mamma ci ha abbracciati, ci ha dato il Buon Natale e poi ha detto: “Andate lì a vedere sotto l’albero, che mi pare ci sia qualcosa. Però prima tornate in camera e vi mettete le ciabatte”.
Io sono corso a mettermi le ciabatte e poi sono corso in salotto a guardare sotto l’albero; ho fatto più svelto di mio fratello, anche se il suo letto è il più vicino alla porta. Sotto l’albero c’erano quattro pacchetti. Su un pacchetto c’era scritto: “La mamma per Marco”, e su un altro: “Il papà per Marco”. Gli altri due pacchetti erano per mio fratello.
Ho preso i miei due pacchetti e ho pensato subito: “Dov’è il pacchetto della nonna?” Poi mi sono ricordato che la nonna non c’è più da questa estate. Questa estate siamo andati via con la colonia, invece di andare a casa della nonna al paese, come avevamo fatto gli anni scorsi, perché la nonna stava poco bene. Un giorno la mamma è venuta a prenderci alla colonia con l’automobile e ci ha detto che la nonna non c’era più. Poi ci ha portati su fino al paese, che è in montagna. Siamo arrivati alla sera tardi, a casa della nonna c’era il papà e c’erano gli zii di Milano. La nonna non c’era e la sua stanza era chiusa. Il papà era triste. Noi siamo stati mandati a letto nella nostra stanza. La nostra stanza nella casa della nonna ha una tappezzeria con dipinte tante farfalle. Mi è sempre piaciuto guardare le farfalle ma quella sera, prima che prendessi sonno, mi facevano paura. Mi sembrava di vedere le ombre e i fantasmi. Che le farfalle volassero nella stanza, e io sentivo sul viso il piccolo vento delle loro ali. Mi ricordo che ho sognato che tornavo a casa dalla colonia con il pullman e a casa non si trovava più la mamma e nemmeno il papà mi sapeva dire dov’era. Mi sono svegliato con la paura e c’era la mamma seduta sul letto che mi diceva che non dovevo gridare e che dovevo cercare di stare tranquillo perché il papà doveva riposare.

Quando ho visto che sotto l’albero non c’era il regalo della nonna mi sono ricordato che la nonna non c’è più e che il papà non ha più la sua mamma. Io non volevo ma per questo ricordo mi sono messo a piangere, e poi mi sono accorto che la mamma e il papà e mio fratello mi guardavano e mi chiedevano che cosa c’era, ma io non volevo dire che pensiero avevo fatto per non far diventare triste il papà, così sono corso in camera e mi sono chiuso dentro. Dopo un po’ è venuta dentro la mamma e io le ho raccontato che cosa avevo pensato, e allora la mamma mi ha detto che non c’è niente di male a provare dolore per le persone che non ci sono più, e sicuramente il papà sarebbe stato contento di sapere che avevo pensato alla nonna in quel momento. Io non glielo volevo dire, perché mi era venuta paura che il papà pensasse che a me dispiaceva per la mancanza del regalo della nonna, ma la mamma mi ha detto di non fare di questi pensieri sciocchi e che avrebbe spiegato lei al papà. Mi ha detto di dire a voce alta: “Buon Natale nonna”, e che la nonna mi avrebbe sicuramente sentito da lassù nel cielo; allora io ho detto “Buon Natale, nonna” cercando di sorridere come avrei sorriso alla nonna, se lei fosse stata lì, e poi ho pianto ancora un poco.
Poi la mamma è tornata in salotto e io anche, ma un pochino dopo. Il papà e mio fratello mi aspettavano per aprire i regali; così li abbiamo aperti. La mamma mi ha regalato il Grande libro delle scoperte archeologiche che ha 453 pagine e sulla copertina c’è scritto che ci sono 1730 illustrazioni; io però non ho controllato. Il papà mi ha regalato una scatola di binari speciali per il trenino: ci sono l’incrocio a 30 e 60 gradi e quello a 45 gradi, e anche la coppia di scambi in curva. A mio fratello la mamma ha regalato un libro che si chiama Il radiolibro e il papà una collezione di provette e di sostanze per gli esperimenti chimici, perché quelle che gli avevano regalato per il compleanno sono già quasi tutte finite.
Dopo avere aperti i regali abbiamo fatto la colazione e il bagno e poi siamo andati alla messa delle undici. Mio fratello canta nel coro e forse l’anno prossimo, se passa con il coro dei grandi, lo faranno cantare nella messa di mezzanotte; così potrò andarci anch’io. Poi a casa abbiamo telefonato agli zii di Milano per fare gli auguri e poi io ho cominciato a provare gli incroci e gli scambi nuovi, mentre la mamma preparava il pranzo. Durante il pranzo la mamma ha spiegato perché mi ero nascosto nella camera dopo aver visto i regali e il papà mi ha detto “Bravo”, poi ha detto alla mamma: “Sai, anche a me ogni tanto sembra che sia ancora viva, anche sabato scorso che sono andato in centro a prendermi le scarpe, ho visto che c’era una vetrina tutta di trapunte bellissime, a riquadri di tessuti diversi, e per un momento ho pensato che avrei potuto regalarne una alla mamma, con il freddo che fa dalle sue parti”. Ho visto che la mamma con la mano destra prendeva la mano sinistra del papà, e il papà continuava a dire: “Ancora non ci credo, se n’è andata in due mesi, due mesi prima sembrava ancora una ragazzina”. Poi la mamma ha detto: “Basta, caro”; e il papà ha ricominciato a mangiare ed è stato zitto per un po’.
Nel pomeriggio io ho costruito un circuito con il trenino che passava per tutte le stanze della casa escluso il bagno. Mio fratello si è messo a leggere il Radiolibro disteso a pancia in giù sul letto, e ogni tanto andava a chiedere spiegazioni al papà, che stava a leggere il giornale e a guardare la televisione in salotto. Poi il papà si è alzato e ha esaminato il mio circuito. Io volevo far andare due convogli contemporaneamente senza che si incrociassero, e il papà mi ha aiutato manovrando gli scambi più lontani, eseguendo i miei ordini. Poi è andato dalla mamma, che stava lavorando in cucina perché mi sta accorciando un paio di calzoni che non vanno più bene a mio fratello, e le ha detto: “Ti ricordi l’anno scorso? Mentre eravamo lì è cominciato a nevicare, avevamo paura di non riuscire più a tornare indietro”. La mamma ha detto qualcosa che non ho sentito, ma ho sentito il papà che diceva: “Sì, hai ragione. Vado a fare un giro”. Poi il papà è uscito con l’automobile, salutandoci appena, e l’abbiamo sentito rientrare solo tardi, quando la mamma ci aveva già mandati a letto. Mio fratello è sceso dal letto e ha aperto la porta in fessura, così abbiamo sentito la mamma che diceva al papà: “Dove sei stato?”, e il papà che rispondeva: “Dove vuoi che sia stato. Avrei voluto portarti un po’ di neve, l’ho messa in una scatola che c’era nel bagagliaio ma si è sciolta. Adesso il bagagliaio è allagato”.

30 novembre-1 dicembre 1993

tratto da Giulio Mozzi, La felicità terrena, Laurana editore

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