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John Doe

Roberto Recchioni, un uomo chiamato fumetto

in Backstage/Narrazioni

Antonino Pintacuda – Altro che rockstar del fumetto italiano! Recchioni è una piccola holding. Gli va infatti sempre più stretta l’etichetta che lui stesso si è dato ai tempi dei capelli lunghi e ben prima dei completi di alta sartoria che sfoggia da un paio d’anni. Il Recchioni nazionale non è affatto il frontman della rock band del fumetto tricolore, è un’orchestra intera che suona che è un piacere.
La dota principale? Fregarsene meno di uno zero del fatto che il suo folto seguito sia equamente diviso tra chi lo venera, sperando forse di beccare un raggio di luce riflessa, e chi lo odia visceralmente per le sua capacità di autoaffermazione.

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Romano verace e sincero, alto e magro come un chiodo, Recchioni è riuscito a imporre la sua visione al fumettomondo italiano, comprendendo con acume invidiabile i fenomeni al loro albeggiare. Tanto da arrivare a portare una sua sceneggiatura sul grande schermo in una co-produzione tra Sky e Sergio Bonelli. O vendere i diritti di una sua serie a base di zombi e cowboy agli studios americani.
Un percorso dritto come un missile, dai forum in cui fa ancora capolino per difendersi come ai bei tempi andati dei newsgroup, sino alla Fondazione Feltrinelli in cui era pochi giorni fa per le prove stampa del suo nuovo lavoro che debutterà a gennaio nella nascente collana Feltrinelli Comics diretta da Tito Faraci.

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Non c’è fumetto che conti in cui, più o meno apertamente, l’autore di John Doe e di Orfani non abbia lasciato il suo segno. Collaterali, riedizioni prestigiose, dallo spazio profondo a un’Italia post-apocalittica, sino alle lande brumose dell’Avventura.
Sincero come può esserlo solo qualcuno che ha visto più volte la Triste Mietitrice così vicino da vedergli scintillare la lama della falce e il pus dei tafani nelle orbite vuote, Rrobe ha ricodificato le regole delle nuvole parlanti.
L’ha fatto con spirito da pioniere, essendo un geek senza pancia e con una folta chioma, a differenza di tanti frequentatori di fiere più o meno blasonate.
Videogiocatore da tempi immemorabili, fedele seguace dei giochi di ruolo ben prima che fosse di moda essere nerd, Recchioni dalle autoproduzioni è giunto a pubblicare con la casa editrice più importante in ambito fumettistico, quella Sergio Bonelli Editore che gli ha affidato il rilancio di Dylan Dog e gli ha prodotto la prima serie full color che ha fatto da testa di ponte per ulteriori sviluppi, vincendo le resistenze di via Buonarroti per l’eccesso di colore che per tanti anni è stato riservato ai numeri multipli di 100.

20 vs. 43

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Negli ultimi anni la sua produzione è esplosa in una cascata che è difficile da seguire. Tanto che ha progressivamente abbandonato il seguitissimo blog Dalla parte di Asso per dedicarsi ai social. Dal suo profilo personale che s’è meritato pure la spunta blu dell’ufficialità concessa ai brand e ai personaggi pubblici, ha testato nuovi paradigmi. La differenza tra lui e gli altri? Qualcuno disegna mantelli senza piedi e restano schizzi su un foglio, i suoi diventano un progetto e un laboratorio per riconquistare il pubblico più giovane e una serie con prodotti collaterali.

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Un fumettista completo che è stato pure Magister al Napoli Comicon preparando i materiali per una mostra che ha sollazzato il suo egotismo e ce l’ha fatto conoscere un po’ meglio.

Forse perché, come scriveva Fante, “per poter scrivere bene, un uomo deve avere una indisposizione fatale. Era l’unico modo per avere a che fare con la presenza della morte”.

Dalle fanzine autoprodotte al fumetto più prestigioso del panorama italiano, quel Tex Willer di cui ha firmato una sceneggiatura rispettosa del personaggio e dei suoi pard dopo aver preso le misure con una breve. Rrobe si è confrontato anche con Diabolik e Topolino per cui ha realizzato con Faraci e Mottura la parodia del numero 1 di quello stesso indagatore dell’incubo che lo stesso Tiziano Sclavi gli ha affidato.

È stato proprio Recchioni a vincere l’isolamento del bardo di Broni che non scriveva da tempi immemorabili e voleva solo essere dimenticato, destinando tutti i suoi scritti al macero. Chissà che non riesca perfino a far ripubblicare i romanzi di Sclavi!

Non solo fumetti e videogame, recensioni cinematografiche, tavole su commissione, curatele e prefazioni. Recchioni è sbarcato con successo anche nell’editoria pura con ben due romanzi di una trilogia Young Adult che ha intitolato YA, così per non avere dubbi. Pubblicata direttamente con Mondadori, il primo volume con una copertina di Gipi, il secondo con la copertina fatta direttamente da lui, da mirabile one man band. Giungendo alla riedizione nei mitici Oscar Mondadori.
E in questa veloce carrellata, abbiamo lasciato fuori almeno il 90% della sua produzione degli ultimi tempi. Una satiriasi scrittoria che non accenna a ridimensionarsi, con il suo cane Grinta – cercatelo su Instagram, un nome volutamente antitetico al tenerissimo quattrozampe – che lo guarda sempre più perplesso.

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