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I Beati Paoli

Vendette incappucciate: sulle tracce dei Beati Paoli

in Spilli

I Beati Paoli apparivano ed erano di fatto come una forza di reazione, moderatrice: essi insorgevano per difendere, proteggere i deboli, impedire le ingiustizie e le violenze: erano uno Stato dentro lo Stato, formidabile perché occulto, terribile perché giudicava senza appello, puniva senza pietà, colpiva senza fallire. E nessuno conosceva i suoi giudici e gli esecutori di giustizia. Essi parevano appartenere al mito più che alla realtà. Erano dappertutto, udivano tutto, sapevano tutto, e nessuno sapeva dove fossero, dove s’adunassero.  L’esercizio del loro ufficio di tutori e di vendicatori si palesava per mezzo di moniti, di lettere, che capitavano misteriosamente. L’uomo al quale giungevano, sapeva di avere sospesa sul capo una condanna di morte.

I misteri che si celano nel ventre della Sicilia non si possono mai contare davvero, proprio come i diavoli sul soffitto della Zisa, la splendida residenza estiva dei re normanni.
Fra questi un posto d’onore spetta alla setta di vendicatori incappucciati, i Beati Paoli, accomunati da un’inestinguibile sete di giustizia. Il libro che ne narra compiutamente le vicende è l’omonimo long-seller firmato dallo scrittore e giornalista siciliano Luigi Natoli, recentemente ripubblicato dalla Sellerio.

La prima uscita di Natoli sull’argomento risale addirittura a un secolo fa, quanto a cavallo del 1910 erano state pubblicate le 239 puntate del romanzo sul Giornale di Sicilia e poi nel 1955 da L’Ora sotto il nome de plum di William Galt sino ad essere raccolte in volume da Flaccovio nel 1971.

Nel libro sono narrate le vicende del protagonista Blasco Da Castiglione, sicilianissimo D’Artagnan guidato dall’amore e dalla sete di giustizia che lo porterà a incrociare la sua strada con gli incappucciati legati a doppio filo dal giuramento di silenzio, ignari della reciproca identità. Gli adepti si riunivano nei sotterranei delle chiese, tutte attorno al quartiere Capo.

“Conosco la carta e i segni…”
“Quali segni?”
“Guardi.”
Gli mostrò sulla cera del sigillo una piccola croce attraversata diagonalmente da due rozze spade.
“Ebbene?” domandò il duca.
“Questa lettera la mandano i Beati Paoli.”
“I Beati Paoli?”
“Eccellenza, sì. Mutano sempre il sigillo: ma io li riconosco.”
Don Raimondo si chiuse in un momento di silenzio; infine domandò: “Credete voi dunque che veramente esistano i Beati Paoli?”
“Come no!…”
“E dove sono?”
“Questo lo sa Dio: sono dappertutto, invisibili, introvabili, e sempre presenti. Quando meno si pensa, li abbiamo ai fianchi, alle spalle, in chiesa, per la strada, forse anche in casa; e non ce ne accorgiamo… Nessuno può guardarsene…”
“Diamine! voi ne fate una pittura terribile!” osservò don Raimondo con una punta di lieve ironia, che serviva a celare il senso di paura dal quale era invaso anche lui.
“Avete paura?” Il birro levò il capo, sorridendo, con gli occhi feroci.

“Del romanzo popolare il libro di Natoli ha proprio l’estrema spregiudicatezza nel ricalcare modelli precedenti, la libertà nell’allungare gli avvenimenti nel riaprire le partite già chiuse, la disinvoltura nel fornire come prefabbricata la psicologia dei suoi protagonisti.
Anzitutto, quasi a stabilire un legame e a dar ragione alla nostra ipotesi, Blasco viene ricalcato paro paro su D’Artagnan: ardito, squattrinato, spregiudicato e social climber come il guascone, come costui entra in scena su di un ronzino scalcagnato e quando mette piede in una osteria rischia di essere preso a bastonate: ha la sua Milady (perchè almeno verso la metà del romanzo Gabriella sfiora il ruolo della perversa vendicativa) che diventa la sua Costanza (Gabriella come Costanza Bonacieux muore avvelenata mentre D’Artagnan-Blasco le sfiora con un ultimo bacio le labbra ormai fredde); ha il suo Richelieu in Don Raimondo, che all’inizio cerca di farlo creatura sua; ha il suo Rochefort in Matteo Lo Vecchio, anima dannata di Richelieu-Raimondo; ha il suo Athos in Coriolano della Floresta. A metà del libro ha un duello con tre gentiluomini piemontesi che ricalca passo per passo il duello dietro il convento dei Carmelitani Scalzi, compresa l’amicizia che da quel momento legherà I contendenti. Ha il suo assedio della Rochelle e il suo brevetto di capitano, salvo che diventa duca alla fine per soprammercato, mentre D’Artagnan deve aspettare tre volumi per ricevere un bastone di maresciallo di Francia, e come lo riceve muore.
Il romanzo, pur di addensare gli episodi e riaprire quelli che sembravano chiusi, non disdegna di passare a tratti alla struttura picaresca, con l’eroe che compie varie peregrinazioni, incontra e reincontra vecchi e nuovi personaggi, passa attraverso traversie inaudite e ne esce sempre gaio come un fringuello” così annotava Umberto Eco nel saggio I Beati Paoli e l’ideologia del romanzo popolare.

Il grande semiologo aggiungeva:

Non potendo essere rivoluzionario perchè deve essere consolatorio, il romanzo popolare è costretto ad insegnare che, se esistono delle contraddizioni sociali, esistono forze che possono sanarle. Ora queste forze non possono essere quelle popolari, perchè il popolo non ha potere, e se lo prende abbiamo la rivoluzione e quindi la crisi. I risanatori devono appartenere alla classe egemone.
Poichè, come classe egemone, non avrebbero interesse a risanare le contraddizioni, devono appartenere a una schiatta di giustizieri che intravvedono una giustizia più ampia e più armonica.
Poichè la società non riconosce il loro bisogno di giustizia e non capirebbe il loro disegno, essi debbono perseguirlo contro la società e contro le leggi.

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