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Giovanni Freghieri

La compressa fatale

in Narrazioni

Tiziano Sclavi – La storia ha inizio in una fabbrica di medicinali, dove il calcolatore segnala un errore nella preparazione di una scatola di sonniferi: la dose di barbiturico che avrebbe dovuto essere suddivisa in cinquanta compresse è finita tutta in una compressa sola, collocata al centro della prima cartina.

Proprio in quel momento, e quindi prima che potesse essere trasmesso l’allarme a tutte le farmacia, un uomo comprò in farmacia una scatola di quel sonnifero. Poi andò a casa: era molto presto, non era ancora buio, ma l’uomo decise di prendere una compressa e di andare a dormire. Lo faceva spesso, prendeva una compressa, a volte anche due o tre, e si stendeva sul letto ad aspettare. La chiamava la piccola morte, perché dopo una decina di minuti sentiva un dolce torpore in tutto il corpo e poi, lo sapeva, se ne sarebbe andato. Aveva l’abitudine di cominciare sempre una scatola dalla compressa al centro della prima cartina e così fece anche quel pomeriggio.

Si stese sul letto e disse piano: “Vieni piccola morte, e mi dispiace che tu non sia la morte vera, perché vorrei tanto una volta addormentarmi così, e senza saperlo non svegliarmi più”.
La scatola con la compressa fatale fu ritrovata quella sera stessa in una farmacia di un paese a molti chilometri di distanza: per fortuna non era stata venduta.

Tiziano Sclavi, La circolazione del sangue

La vignetta è tratta da Dylan Dog n. 40, Accadde domani di Sclavi-Freghieri

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