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Giovanni Belfiori

Scrivere a quattro mani e due teste

in Backstage/Narrazioni

Scrivere a quattro mani è difficile? Questa è una delle domande ricorrenti sia nelle presentazioni sia nelle conversazioni con gli amici. Non è facile, ma può essere comodo, utile, efficace. Innanzi tutto è curioso raccontare come siamo arrivati a scrivere il romanzo in due. Nel 2013 scrivo un giallo, un romanzo breve di un centinaio di pagine. Il protagonista è il commissario della Stradale Livio Bacci.

Questo testo lo invio per e-mail a una serie di persone, fra cui mio fratello Francesco. Invece di limitarsi a dire ‘mi piace’ o ‘non mi piace’, lui mi risponde con una serie di osservazioni: qui potresti approfondire così, qua dovresti meglio descrivere la scena, lì si potrebbe pensare a un’altra situazione…

Insomma, dopo uno scambio di messaggi di posta elettronica, lo chiamo e gli propongo di scrivere, anzi di riscrivere insieme il romanzo. Stesso canovaccio, stesso protagonista, stesso finale, ma una trama più di ricca di episodi, di personaggi e anche di mistero, perché un giallo è tale (sarò all’antica, ma per me è così) se c’è un delitto, se c’è chi indaga, se c’è un colpevole e se c’è mistero.

Scrivere vuol dire leggere e rileggere…

Le parole mute del tempo
Le parole mute del tempo

E così ci mettiamo al lavoro. Un lavoro a distanza, perché io lavoro a Roma e lui a Sant’Angelo in Vado. Comunichiamo, quindi, solo via e-mail e qualche volta per telefono.
Il metodo è quasi maniacale: io scrivo alcune pagine, le invio a mio fratello, il quale rilegge e modifica le pagine scritte da me. Poi ne scrive di nuove e mi spedisce il tutto per posta elettronica.
Io riprendo a controllare, rileggere e modificare tutte le pagine, non solo le nuove ma tutte. E così ogni pagina è frutto di un lungo lavoro di lettura e scrittura, rilettura e riscrittura e così via per due, cinque, dieci volte.

Due teste, un solo autore

Il risultato è che sia io sia mio fratello non distinguiamo più ciò che ha scritto l’uno e ciò che ha scritto l’altro. Ogni parte del romanzo è frutto del lavoro creativo di entrambi, ciascuno di noi ha messo mano a tutte le pagine. Due le teste, quattro le mani ma un solo autore.
Scrivere in due, non sono tutte rose

Scrivere a quattro mani comporta anche lati svantaggiosi? Sì, certo. Avere a che fare con un co-autore, benché sia tuo fratello, ti costringe a scrivere con uno stile non del tutto tuo. Non puoi scrivere esclusivamente con il tuo stile di scrittura, ma devi mediarlo. La scrittura è così un compromesso fra due stili. La scommessa potrà dirsi vinta solo se non ci sarà stato un accavallarsi fra il mio modo di scrivere e quello di Francesco. Se saremo stati capaci di dare vita a un nuovo stile, omogeneo, senza fratture, senza doppie identità, allora avremo vinto.

Giovanni Belfiori

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