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Un’edizione da record per “Più libri più liberi”

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Più di 100mila presenze e il tutto esaurito nella maggior parte degli incontri per la sedicesima edizione di Più libri più liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE). Quest’anno la manifestazione ha lasciato la sede storica del Palazzo dei congressi dell’Eur – ormai inadatta a contenere il grande numero di espositori e visitatori – per traslocare nella nuova sede del Roma Convention Center La Nuvola, il centro congressuale progettato da Massimiliano e Doriana Fuksas e gestito da Roma Convention Group.

Gli ultimi preparativi e da domani sino a domenica saremo a #plpl17 @piulibri2017

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La fiera si conferma l’evento culturale più importante della Capitale e uno dei più rilevanti in Italia. Sin dai primi giorni il pubblico ha risposto con un’affluenza senza precedenti, alla quale è corrisposto un volume di acquisti importantissimo, a riprova della salute e della vivacità del settore della piccola e media editoria. “Siamo davvero felici per questo enorme successo – dichiara la Presidente di Più libri più liberi Annamaria Malato – questa manifestazione, che ha riunito i maggiori protagonisti della letteratura, del giornalismo, dell’attualità e della politica, ha riportato finalmente Roma al centro della scena culturale del Paese. Samo sicuri che Più libri più liberi sia destinato a crescere sempre più nei prossimi anni”.

“Un ulteriore segno della vitalità dell’editoria italiana che, grazie anche al contributo straordinario della piccola e media editoria – sottolinea il Presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi –, si conferma prima industria culturale del Paese. Con Più libri più liberi l’AIE si conferma la casa di tutta l’editoria italiana”.

Un post condiviso da Laurana Editore (@lauranaeditore) in data:

Grande orgoglio e soddisfazione anche da parte del Direttore della fiera, Fabio Del Giudice: “Pensavo stessimo organizzando una fiera del libro invece ci siamo resi conto, sin dall’apertura, che stava succedendo qualcosa di più grande. La partecipazione della città è stata a dir poco commovente” e conclude dicendo: “Siamo molto orgogliosi che la Nuvola dall’essere solo un simbolo sia diventato, grazie ai libri, una nuova casa per i romani”.

Il giglio di Sant’Antonio e i sogni degli innamorati

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Una vita fa ho fatto il corrispondente in Uruguay per un quotidiano per gli italiani nel mondo. Mettendo ordine in un vecchio hard disk ho ritrovato tutte le puntate della mia rubrica “Diario Uruguayano”. Un reportage di dieci anni fa [AP]

Ecco, me lo sono beccato anch’io. Dopo un mese era inevitabile. Il “mal d’Uruguay” m’ha stretto nel suo amorevole abbraccio. Non vi preoccupate, niente di grave. È un mal d’amore, mi sono irrimediabilmente innamorato di questo Paese e non ho nessuna intenzione di abbandonarlo.
Il mio biglietto aereo mi guarda solenne, con la sua data nera stampigliata come monito: altri sessanta giorni e dovrò dirvi “arrivederci”.

Ho ancora sessanta preziosissimi giorni per conoscere quella che fu la Banda Oriental. Quando ero in Italia ho cercato invano una guida turistica, anche solo per farmi un’idea di dove stavo andando.

Niente, solo pagine bellissime su internet ma nulla che potessi portarmi nella bisaccia.
Allora rimedio subito a questa mancanza. Qui il “verano” è giunto alla sua maestosa conclusione, oggi e domani sono due giorni rossi, rossissimi.
Montevideo è un deserto colorato, l’attesa culminerà nella sfilata conclusiva che tracimerà lungo le arterie principali della città.
Domani con il martedì grasso giungerà a termine anche il Carnaval 2007, la murga, i tamburi, i coriandoli e i costumi colorati lasceranno spazio alla riflessione e alla preghiera in attesa della Pasqua di Resurrezione.
Abbiamo approfittato della bella giornata di ieri per visitare Maldonado, uno degli altri 19 departamentos della Repubblica Orientale dell’Uruguay.

Lo stemma del dipartimento raffigura una balena che spruzza, facendo capolino sull’Oceano in un bellissimo tramonto.
Qualcuno m’ha fatto notare che nelle puntate del mio diario utilizzo troppo spesso aggettivi colmi d’entusiasmo. Se questi miei amatissimi critici venissero qui andrebbero in deliquio da superlativi.

Come si può reagire nel vedere il Rio de la Plata che si sposa con l’Oceano Atlantico? Una linea netta confonde i geografi, il Rio perde il suo manto marrone per diventare d’un profondo azzurro.
E le stelle? Dopo il crepuscolo il cielo s’illumina di estrelle, una parola dolcissima che si pronunzia estrecie…
Ed ecco che la zona balneare c’incanta con le sue spiagge pulitissime e gratuite. Non esistono gli stabilimenti: il mare è di tutti, nessuno escluso.

A Maldonado mi sono sentito a casa, sarà che sono cresciuto cullato dalla dolce ninna nanna di mia madre che invocava sempre Sant’Antonio da Padova. Una nenia leggera che conciliava sonno e sogni.

Ed ecco che a Maldonado trovo una candida cappelletta sul Cerro San Antonio in cui ritrovo la statua del santo di cui porto il nome. Proprio lui, nella rappresentazione iconica in cui sempre l’ho conosciuto. È stato come incontrare un vecchio amico, avevo voglia d’abbracciarlo ma la mia attenzione era tutta per gli ex voto che gli tenevano compagnia. Segno tangibile della devozione uruguayana.

C’era perfino un’acchiappasogni, una di quelle retine adornate con piume e sassolini che, secondo i Nativi americani, permettono di catturare meglio i nostri sogni.
Leggiamo nell’enciclopedia geografica che arricchisce il sito di Montevideo: «Il Cerro San Antonio, chiamato anche Cerro del Inglés. Si trova a Piriápolis, nel dipartimento di e Maldonado. È posto a 130 metri dal livello del mare. Sulla cima si trova il tempio di San Antonio, all’interno del quale si trova la statua del santo in terracotta, arrivata da Milano».

Ha un viso dolce Sant’Antonio, veglia sui sogni degli innamorati. Anche qui le ragazze – e sono certo che lo fanno anche i giovanotti – si votano al santo per trovare l’anima gemella. Spesso e volentieri le preghiere danno i risultati sperati. Credetemi, è commovente leggere “Gracias por nuestro amor” e vedere una scarpina da neonata lasciata lì a fugare ogni dubbio sul frutto di quell’amore bello e puro. L’ho detto anche a Maria, la mia fidanzata, tornerò con lei al Cerro per lasciare anch’io il mio ex voto.

Anche in Sicilia le ragazze sgranano rosari e si votano al santo di Padova.

Sant’Antonio, puro come un giglio, anche in Uruguay continua ad essere amato.
Sempre nel Cerro sorge una vergine stilizzata, la Vergine dagli Alpini, costruita nel 1972 in onore del Presidente Ugo Merlini. Ricostruita nel 1991 in ricordo del Cav. Rinaldo Testoni, con la collaborazione degli Alpini di Casale Monferrato.
Due pezzi d’Italia sorvegliano i sogni dei nostri fratelli uruguayani.

 

L’app per condividere momenti di lettura. Nasce Picoreads

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Leggere da tempo non è più un atto solitario, sui social (tutti, nessuno escluso) i libri hanno via via conquistato un drappello crescente di estimatori che amano fotografare copertine da abbinare a estratti, citazioni citabili e consigli di lettura, sinceri e spassionati. Oggi nasce un’app che rende tutto più facile, si chiama Picoreads (per ora disponibile solo per iOs) e vuole diventare un luogo in cui gli utenti possano esprimersi attraverso le citazioni o i brani che più li hanno ispirati nel corso della loro vita.
“Per noi di Picoreads, questi estratti di libri sono momenti di lettura. Li abbiamo chiamati così perché hanno la capacità di cristallizzare emozioni e sensazioni, facendole rivivere in eterno nella nostra memoria. Momenti perpetui fatti di parole che suscitano in ogni lettore sensazioni diverse. Ogni libro letto viene legato a un particolare istante della propria vita e la storia scritta tra le sue pagine si interseca con l’esistenza del lettore, in un’unione di finzione e quotidianità” – dichiarano gli ideatori – “Picoreads è un volano di sogni, un vascello di avventure, un aereo che accompagna alla prossima destinazione, chiunque aprendo un libro intraprende il viaggio della lettura” .

Ma anche per i laici, nel Medioevo, riunirsi per ascoltare una lettura divenne un uso comune e necessario. Fino all’invenzione della stampa, la cultura non era diffusa, e i libri rimanevano un privilegio di pochi ricchi. Alcuni di questi fortunati possessori prestavano i libri, ma solo a persone della loro famiglia o della stessa classe. Chi desiderava conoscere un certo libro o autore aveva più possibilità di sentirlo leggere ad alta voce che di sfogliare quei preziosi volumi con le proprie mani.

Alberto Manguel, “Una storia della lettura”.

L’obiettivo dichiarato di Picoreads è quello di gettare ponti e unire persone ed esperienze. Attraverso le frasi dei propri libri del cuore ci si può raccontare e stringere nuovi legami con altri booklover. In questa piattaforma l’utente può condividere, collezionare e salvare i momenti di lettura propri o altrui.

All’interno dell’app si possono pubblicare frasi tramite la classica scrittura con la tastiera del proprio device o sperimentando la tecnologia OCR che permette di scattare una foto alla pagina del libro scelto, trasformandola simultaneamente in un testo scritto all’interno dell’interfaccia dell’app. Le citazioni verranno poi condivise con la community e potranno essere trovate da chiunque utilizzi Picoreads grazie allo strumento “cerca” che permette di navigare attraverso le categorie, i momenti, gli #tag e gli utenti. Ci si potrà far ispirare da nuove letture, seguire scrittori e case editrici per essere sempre aggiornati sulle ultime novità o ancora acquistare i libri con un semplice click e interagire con i follower lasciando commenti e reaction sotto le loro frasi.

Picoreads, inoltre, può essere un prezioso strumento di comunicazione per autori ed editori, librerie e biblioteche, per creare una connessione emotiva profonda con un pubblico di lettori appassionati e smart, in una piattaforma digital dove la lettura e l’amore per i libri sono protagonisti.

Picoreads quindi il posto giusto per chi ama navigare attraverso le parole e vuole condividere la sua passione per la lettura. L’app nata da un’iniziativa di Società Europea per Edizioni è completamente gratuita e disponibile attualmente sull’App Store per tutti gli utenti iOS e a breve verrà sviluppata anche la versione compatibile con Android. Picoreads ha visto il suo debutto il 13 novembre 2017 e nei giorni 17,18 e 19 dello stesso mese, per promuovere la sua uscita ufficiale, sarà itinerante per le piazze di Milano con tanti gadget per i suoi utenti.

PERCHÈ USARE PICOREADS

• PER RACCONTARSI condividendo le frasi più belle dei libri letti o che si stanno leggendo.
• PER LASCIARSI ISPIRARE a iniziare nuove letture o scoprire le citazioni più pregnanti dei titoli ancora nella wish list.
• PER CREARE LEGAMI seguendo amici, lettori simili a voi, scrittori, case editrici e book influencer.
• PER SALVARE i momenti di lettura degli altri utenti.
• PER ESPRIMERSI scegliendo il colore dello sfondo con cui pubblicare il brano scelto, lasciando una reaction o un commento sotto i momenti di lettura dei vostri follower.
• PER VIAGGIARE stando comodamente sulla poltrona, in treno o nel luogo in cui ci si trova scoprendo frasi adatte al momento e cercando quote attraverso parole chiave o #tag.
• PER NAVIGARE tra le categorie e scoprire nuovi titoli.
• PER VIVERE il meraviglioso viaggio della vita attraverso le parole dei vostri libri del cuore.

Leggere in una fabbrica di sigari

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Vi siete mai chiesti perché i sigari Montecristo si chiamano così?

«A partire dal Settecento la fabbricazione dei sigari era diventata una delle principali industrie cubane; ma attorno al 1850 la situazione economica cambiò. La saturazione del mercato americano, l’aumento della disoccupazione e l’epidemia di colera del 1855 convinsero molti lavoratori a unirsi per migliorare le loro condizioni. Nel 1857 fu fondata una Società di mutuo soccorso riservata ai sigarai bianchi, seguita nel 1858 da una analoga per i negri liberi. Furono i primi sindacati cubani, precursori del movimento operaio di fine secolo.
Nel 1865 Saturnino Martínez, sigaraio e poeta, concepì l’idea di pubblicare un giornale per i lavoratori del tabacco, che doveva ospitare non solo articoli politici, ma anche testi scientifici e letterari, poesie e racconti. Con l’aiuto di alcuni intellettuali cubani, Martínez fece uscire il primo numero de “La Aurora” il 22 ottobre di quell’anno. “Lo scopo di questa pubblicazione,” scriveva nell’editoriale, “è di illuminare in ogni maniera possibile la classe sociale cui è destinata. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per renderci universalmente accetti. Se non ci riusciremo, la colpa sarà della nostra insufficienza, non della nostra mancanza di volontà.” Nel corso degli anni “La Aurora” pubblicò testi dei maggiori autori cubani dell’epoca, oltre a traduzioni di scrittori europei come Schiller e Chateaubriand, recensioni librarie e teatrali, e denunce delle prevaricazioni degli industriali e delle sofferenze dei lavoratori. “Sapete,” chiedeva ai suoi lettori il 27 giugno 1866, “che presso La Zanja, a quanto dice la gente, c’è un industriale che mette in catene i bambini assunti come apprendisti?”
Ma Martínez doveva capire ben presto che il vero ostacolo alla diffusione del suo giornale era l’analfabetismo; a metà dell’Ottocento appena il 15 per cento della popolazione operaia cubana sapeva leggere. Per risolvere il problema pensò a una lettura pubblica. Si presentò al preside della scuola superiore di Guanabacoa, chiedendogli che il suo istituto promuovesse letture pubbliche nei luoghi di lavoro. Entusiasta dell’idea, il preside si incontrò con gli operai della fabbrica di sigari “El Fígaro”, e ottenuto il permesso del proprietario li convinse dell’utilità dell’iniziativa. Uno degli operai fu scelto come lettore, pagato dagli altri con un piccolo prelievo sul salario di ciascuno. Il 7 gennaio 1866 “La Aurora” poteva annunciare: “La lettura nelle fabbriche ha avuto inizio per la prima volta tra noi; l’iniziativa spetta ai bravi lavoratori di “El Fígaro”. È questo un passo da gigante sulla via del progresso e della generale avanzata dei lavoratori, che in tal modo si familiarizzeranno con i libri, fonte di eterna amicizia e di grande divertimento.

Le letture spaziavano dal compendio storico Le battaglie del secolo ai romanzi didattici come Il re del mondo del dimenticatissimo Fernández y González, a un manuale di economia politica di Flórez y Estrada.
Altre fabbriche seguirono l’esempio di “El Fígaro”. Il successo di queste letture pubbliche fu tale che in breve vennero tacciate di “sovversivismo”. Il 14 maggio 1866 il governatore di Cuba emanava il seguente decreto:

1. È proibito distrarre i lavoratori del tabacco e di ogni altro genere di industria con la lettura di libri e giornali, o con dibattiti estranei al lavoro in cui sono impegnati.
2. La polizia eserciterà la sua costante vigilanza per imporre l’esecuzione di codesto decreto, e metterà a disposizione della mia autorità i proprietari di fabbriche, i dirigenti e i sorveglianti che violeranno questa disposizione, affinché vengano puniti secondo la legge in base alla gravitàdel caso.

Malgrado questa proibizione, le letture proseguirono clandestinamente per qualche tempo; nel 1870, comunque, erano praticamente scomparse. E nell’ottobre del 1868, con l’inizio della guerra dei Dieci anni, anche “La Aurora” era stata soppressa. Tuttavia le letture non furono dimenticate, e rinacquero già nel 1869 in territorio nordamericano, per opera degli stessi lavoratori.
La guerra dei Dieci anni era scoppiata il 10 ottobre 1868, quando un proprietario terriero cubano, Carlos Manuel de Céspedes, alla testa di duecento uomini male armati si impadronì della città di Santiago e proclamò l’indipendenza dell’isola dalla Spagna. Alla fine del mese, dopo che Céspedes ebbe offerto la libertà a tutti gli schiavi che si fossero battuti per la rivoluzione, il suo esercito contava dodicimila volontari; e nell’aprile dell’anno seguente egli fu eletto presidente della giunta rivoluzionaria. Ma la Spagna non cedeva. Quattro anni dopo Céspedes fu deposto in absentia da un tribunale cubano, e nel marzo 1874 veniva catturato e ucciso dalle truppe spagnole. Nel frattempo gli Stati Uniti, schierati contro la Spagna che poneva restrizioni al commercio, avevano apertamente aiutato i rivoluzionari, e New York, New Orleans e Key West avevano accolto migliaia di rifugiati cubani. In pochi anni Key West si trasformò da piccolo villaggio di pescatori in una seconda Avana, diventando la capitale della produzione mondiale di sigari.

I lavoratori emigrati negli Stati Uniti portarono con sé anche l’abitudine della lettura pubblica, cui erano ormai affezionati. Una illustrazione della rivista nordamericana “Practical Magazine” del 1873 ci mostra un lector, con gli occhiali e un cappello a larghe tese, seduto a gambe incrociate alle spalle di tre sigarai in panciotto e maniche di camicia, intenti al loro lavoro.
I libri da leggere, scelti d’accordo con gli operai (che come ai tempi di “El Fígaro” pagavano il lettore di tasca loro), spaziavano dagli opuscoli politici alla storia, dai romanzi alla poesia classica e moderna. Sappiamo che tra le letture favorite occupava un posto d’onore Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, divenuto talmente popolare che un gruppo di sigarai scrisse all’autore, poco prima della sua morte avvenuta nel 1870, chiedendogli il permesso di dare il nome del protagonista ai sigari da loro fabbricati. Dumas acconsentì».

Alberto Manguel, Una storia della lettura, trad. di Gianni Guadalupi, Feltrinelli, 2009

È davvero un bel libro?

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Una ben fornita libreria mi attrasse straordinariamente e mi venne voglia di dedicarle una visita fugace, sicché non esitai ad entrarvi con molto garbo, supponendo naturalmente di aver più l’aria di un severo revisore contabile, di un ispettore, di un collezionista di novità e fine intenditore, che non di un ricco, amato e ben accolto compratore o buon cliente.

Con voce cortese e sommamente riguardosa, usando – non occorre dirlo – le più elette espressioni, m’informai di tutto ciò che di nuovo e migliore offriva il campo delle belle lettere.

“Posso” chiesi timidamente “conoscere e apprezzare sul momento quanto v’è di più valido e di più serio e al tempo stesso (s’intende) di più letto e prontamente ammirato e acquistato? Ella mi obbligherebbe in modo eccezionale se mi volesse usare la compiacenza di esibirmi il libro che, come nessuno può sapere meglio di lei, ha ottenuto il maggior favore sia tra il pubblico che legge, sia presso la temuta e perciò vezzeggiata critica, e il cui successo continua a mantenersi vivo.

“In verità m’interessa sommamente apprendere quale sia, fra le opere della penna qui accumulate o messe in mostra, il fortunato libro in questione, la vista del quale farà di me, con ogni probabilità, un acquirente sollecito, lieto, entusiasta. Il desiderio di vedermi dinanzi lo scrittore prediletto dal mondo della cultura, nonché il suo ammirato e freneticamente applaudito capolavoro, per poi, come le dissi, comprarlo subito, mi pervade tutte le membra.

“Potrei cortesemente rivolgerle la più viva preghiera di mostrarmi questo libro d’impareggiabile successo, sicché l’ansia che si è impadronita di me si plachi e cessi alfine di agitarmi?”.

“Con piacere” disse il libraio.

Ratto come una freccia sparì alla mia vista, per ripresentarsi un attimo dopo all’avido amatore tenendo in mano il libro di non effimera validità, venduto e letto più d’ogni altro. Quel prezioso parto dell’intelletto era da lui recato con la stessa solenne compostezza di una reliquia santificante. Il suo volto era estatico; l’espressione irradiava sommo rispetto. Con le labbra atteggiate a quel sorriso che è proprio solo di chi sia intimamente compenetrato, egli depose innanzi a me, col fare più suadente, l’oggetto della sua pronta ricerca. Io gettai al libro uno sguardo severo e chiesi: “Può lei giurarmi che questo è il libro di maggior successo dell’anno?”.

“Senza dubbio”

“Può affermare che questo è il libro che bisogna assolutamente aver letto?”.

“Assolutamente”.

“È davvero un bel libro?”.

“La sua domanda è del tutto superflua e inopportuna!”.

“La ringrazio molto” dissi imperturbabile, lasciai dove si trovava il libro che aveva ottenuto il massimo successo di vendita perché bisognava assolutamente averlo letto, e uscii senz’altro aggiungere, ossia in perfetto silenzio.

“Uomo ignorante e incolto!”non mancò di gridarmi dietro il libraio, nel suo giustificato corruccio.

Robert Walser, La passeggiata, Adelphi, traduzione di Emilio Castellani

Un uomo attraversa a piedi le strade del suo paese, una semplice passeggiata che si trasforma in un viaggio fantastico, un nomadismo esistenziale tra personaggi ordinari e legati alla quotidianità di un qualsiasi villaggio: il direttore della banca, il libraio, il sarto, il professore, la cantante, il parroco. Per ognuna di queste figure il protagonista regala una osservazione, una riflessione a volte enfatica, a volte profonda a volte solo dettata dalla sua incomparabile solitudine. Una sfilata di personaggi comuni che agli occhi del protagonista assumono un aspetto mitologico: chiavistelli indispensabili per riflettere afferrare, forse, il senso stesso dell’esistenza. “Eppure ciò può avvenire e io credo che in realtà sia avvenuto”

Francesca De Meis, Mangialibri

La passeggiata, quella che traccia un percorso senza necessariamente risolversi in una meta, avvicina alla terra, dischiude il senso profondo delle creature viventi, una sensualità potente ed inerme che investe chi vi si abbandona per poi costruirsi da capo attraverso la scrittura. La passeggiata è un impegno formativo capovolto che non si affida ad una temporalità lineare e progressiva, come capita nei romanzi di formazione, ma scioglie il viandante in un istante d’estatica dimenticanza per mostrargli, percorrendo il sentiero della dissociazione, l’insensatezza di ogni progettualità esistenziale.

In Fabula

Per approfondimenti, in rete è disponibile la tesi di dottorato di Sara Ascolese, Scomparire dal mondo: la parabola artistica di Robert Walser:
In
Der Spaziergang di Robert Walser incontriamo per la prima volta lapasseggiata come caratteristica strutturale del racconto. Camminare è uguale a scrivere e il racconto è l’andatura. In questo racconto non ci sono né indicazioni temporali né geografiche ed esso segue lo schema dello svolgimento di una giornata. Il protagonista esce dalla sua stanza la mattina per poi rientrarvi lasera alla fine della passeggiata. Il flusso temporale viene fermato, passato efuturo si perdono a favore del presente

Dieci cose da tenere presenti se si vuol far funzionare decentemente una storia

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Giulio Mozzi – Premessa: tra “far funzionare decentemente una storia” e “scrivere una storia eccellente” c’è una bella differenza; così come tra “scrivere una storia eccellente” e “scrivere un capolavoro”. Lo scopo dei seguenti consigli è il raggiungimento del minimo sindacale. [Aggiungiamo, per tutto il resto c’è la Bottega di narrazione]

1. Una storia è costituita da una successione di eventi legati tra loro da cause ed effetti.

2. La relazione tra cause ed effetti non è mai automatica. Non è che se Tizio dà un pugno a Caio, Caio necessariamente gliene restituisca otto. Caio potrebbe cadere a terra tramortito; potrebbe porgere l’altra guancia; potrebbe fremere impotente; potrebbe chiamare aiuto; potrebbe ringraziare (esistono i masochisti); potrebbe declamare una poesia di Giovanni Pascoli (dai Canti di Castevecchio, preferibilmente). Ogni causa può generare molti effetti, e noi dobbiamo non solo stabilire quale effetto sarà generato, ma anche (direi: soprattutto) perché sarà generato quell’effetto lì e non tutti gli altri possibili.

3. La stessa cosa vale all’incontrario: un effetto può essere generato da diversissime cause. Se Tizio se ne va in giro con gli occhi bassi, potrebbe essere stato lasciato dalla fidanzata (la perfidissima Petronilla); potrebbe essergli morto il gatto; potrebbe avere qualche meditazione in corso (sul senso della vita, sull’opportunità di contrarre un mutuo, sul colore del divano da comperare, sulla sensatezza del suo amore per Petronilla, la perfida); potrebbe avere il torcicollo; potrebbe essere stanco; e così via. Nel momento in cui presentiamo una situazione, dobbiamo non solo aver presente quali cause l’hanno generata: ma anche (direi: soprattutto) perché quella situazione ha avute quelle cause lì, e non altre (tra le quasi infinite possibili).

4. Istintivamente ci rendiamo conto che certe connessioni causa-effetto sono più probabili di altre; o quantomeno sembrano più probabili al senso comune. Ora: non è che nella nostra storia a ogni evento-causa debba seguire il più probabile (o ritenuto tale) degli eventi-effetto; soprattutto, non è che sia più realistica la più probabile delle relazioni causa-effetto.

5. Il funzionamento delle relazioni causa-effetto dipende dalle circostanze in cui accade ciò che accade. Se vogliamo che accada una certa cosa (a es. che il ragionier Peressutti diventi improvvisamente ricchissimo; o che lo rapiscano gli alieni; o entrambe le cose; ec.), dobbiamo immaginare le circostanze che la rendano credibile, ovvero che rendano necessarie le connessioni tra cause ed effetti.

6. In realtà i diversi tipi di narrazione presentano, circa la connessione tra cause ed effetti, esigenze diverse. Per esempio:

Mercoledì 20 luglio 2016 il ragionier Peressutti, spinto da una vago presentimento, per la prima volta in vita sua comperò dal tabaccaio – investendo 5 euro – una tessera del SuperLotto. Il giorno dopo – sempre dal tabaccaio: il ragionier Peressutti era un fumatore incallito – la fece controllare e scoprì di aver vinto il jackpot: 72 milioni di euro. Chiese al tabaccaio una sedia. Il tabaccaio, oltre a fornire la sedia, provvedette a fargli vento con un giornale. Dopo venti minuti il ragionier Peressutti si sentì meglio, si alzò, ringraziò il tabaccaio e disse: “Vado in banca. Sapranno loro come fare”. Furono le sue ultime parole. La banca era difronte. Mentre il ragionier Peressutti attraversava la strada, un raggio azzurro piovve dal cielo e lo rapì. Solo dieci anni dopo la moglie, la geometra Tumminielli, riuscì a ottenere una dichiarazione di morte presunta e – grazie alla testimonianza del tabaccaio che aveva effettuato il controllo – a incassare la somma, nel frattempo sostanziosamente erosa dall’inflazione.

Qui abbiamo un evento casuale, senza cause precise: il ragioniere non aveva mai comperato un biglietto del SuperLotto (né, si può presumere di altri giochi). Ma la cosa è sopportabile, sopportabilissima, perché: (a) è evidentemente che il regime del racconto non è esattamente di tipo realistico; (b) è evidente che l’andatura del racconto è giocosa; (c) ma, soprattutto, la vincita è qui proposta come evento scatenante, e gli eventi scatenanti hanno tutto il diritto di non avere cause precise (altrimenti, dovremmo sempre risalire ad Adamo ed Eva). Il “vago presentimento” della prima riga può restare – appunto – nel vago. Se il ragionier Peressutti fosse un giocatore abituale, nulla cambierebbe nella storia successiva.
Quanto agli alieni, è noto che ogni tanto prendono su qualcuno per studiarselo.

7. Le domande che devono guidare la costruzione del racconto sono dunque:

** Che cosa bisogna che accada prima, perché possa ragionevolmente accadere dopo ciò che io fin dal principio desideravo che accadesse?

** Dato che è accaduto quel che è accaduto, quale contesto devo allestire perché ciò che accade dopo appaia come ragionevolmente (se non proprio necessariamente) conseguente da ciò che è accaduto prima?

(Si tratta, per certi aspetti, della medesima domanda: ma ci sono delle sfumature).

8. Nessuna storia è la storia di un personaggio solo: tutte le storie sono storie di personaggi che si incrociano. Ogni personaggio è portatore di un desiderio (magari nichilistico, ma pur sempre un desiderio): la storia risulta dal conflitto, dalla competizione, dall’associazione, dalla divergenza, eccetera, dei desideri dei personaggi. I promessi sposi non esisterebbero se un certo giorno don Rodrigo, mentre andava a spasso con suo cugino il conte Attilio, non avesse avuto un (lieve) moto di desiderio nei confronti di una certa bella ragazzotta; se il conte Attilio, per desiderio di primeggiare, non avesse sfidato don Rodrigo a farsela, quella ragazzotta; se don Rodrigo, per desiderio di non sfigurare davanti al cugino, non avesse accettato la sfida; se Lucia non fosse stata seriamente e serenamente innamorata di (cioè desiderosa di) Renzo; se Renzo a sua volta non fosse stato seriamente e serenamente innamorato di (cioè desideroso di) Lucia; e via dicendo.
Di cosa parlano dunque le storie?
Di desideri, ovviamente.

9. La differenza tra una serie di fatti e un racconto è l’ordinamento dei fatti stessi. In un racconto si può mettere alla fine ciò che cronologicamente è avvenuto all’inizio; si possono rimescolare le carte e i tempi; anzi: si devono rimescolare le carte e i tempi. Nessuno è più noioso di chi racconta una storia per filo e per segno. La sequenza di episodi che costituiscono la parte “meravigliosa” dell’Odissea sarebbe noiosissima, se il racconto non fosse costruito a incastro (la narrazione, vi ricordo, comincia – dopo quella sorta di prologo che sono i libri in cui il figlio Telemaco lo cerca presso tutti i reduci della grande guerra troiana – con Ulisse che se ne sta placidamente a godersi le grazie della ninfa Calipso sull’isola di Ogigia; riceve poi l’ordine divino di mettersi in viaggio per tornare alla sua Penelope; si fa uno zatterone e parte; fa naufragio; arriva a una spiaggia dell’isola dei Feaci; il re dei Feaci lo tratta con ogni rispetto, lo invita alla sua mensa, fa venire un cantore; il cantore comincia a cantare la grande guerra troiana; Ulisse – che aveva celata la sua identità – si commuove; lo interrogano; e finalmente lui racconta di Circe, dei Lestrigoni, del Gigante Monocolo, e così via. Dopodiché l’ordine cronologico viene ripreso fino alla sfida ai pretendenti e al ricongiungimento con Penelope).
O pensate alla potenza di un racconto brevissimo come: “Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì” (Augusto Monterroso).

10. Se non si possono fare grandi lavori di montaggio, si può lavorare sull’annuncio. L’esempio classico è quello dei Vangeli: che interesse (narrativo) avrebbe la storia di Gesù di Nazareth, se non sapessimo che egli è in un qualche modo misterioso il “figlio di Dio”, se non esistesse una “scrittura” precedente nel quale il suo destino è “già scritto”, se non sapessimo che c’è un “destino” che lo attende, se Gesù stesso non provvedesse, qua e là, a notificare ai suoi increduli sostenitori l’inevitabilità e l’imminenza di tale destino? E se non sapessimo, infine, che dall’accettazione o dal rifiuto di tale “destino” verrà la salvezza o la perdizione dell’intero genere umano?

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