Cinema Zak | L’amicizia fra la regina e un servitore indiano

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Marco Marincola – Soggetto e tema. “Victoria e Abdul” (di seguito “V&A”) racconta dell’amicizia fra la sovrana britannica è un servitore indiano, ma di cosa parla veramente?
Nel trailer di V&A la regina all’inizio proclama di essere la sovrana di oltre un miliardo di individui, poi afferma che questo comporta esserne la loro prima servitrice. Il tema sembra essere il Potere e le responsabilità che esso comporta.

Nel film invece, questo non appare. Il tema del servizio fa la sua comparsata solo in una frase di Abdul ma viene rapidamente dimenticato. E così succede a molti altri aspetti di questo film che sembra soffrire di amnesia o di estrema distrazione.
Il film parte con una verve da commedia, ma dopo un po’ se ne dimentica. Oppure parte dimenticandosi un antagonista forte e lo introduce solo in seguito. Il costumista si dimentica che Vittoria ordina di dare dei guanti ai servitori indiani. Persino all’inizio, nell’inquadratura chiave prima del titolo, nel gioco di sguardi fra la Regina e il suo servitore, il direttore della fotografia si dimentica di mettere a fuoco entrambi gli occhi di Vittoria (“apri tutto!” – cit.).

Ma la dimenticanza più grave è quella di un tema. Il film si regge sul fascino solidissimo della Corona britannica, ma cosa costruisce su queste fondamenta?

Nessuno dei personaggi cambia veramente; i due protagonisti fraternizzano subito e quindi il film non è sulla costruzione del loro rapporto; i nobili non cambiano atteggiamento verso Abdul, Abdul non fa niente che non sia per sé stesso, Vittoria è da subito e resta sempre una Regina assolutamente conscia delle sue prerogative (fondamentalmente fa sempre quello che vuole).

Non viene giocata fino in fondo neanche la carta del contrasto fra la durezza dei britannici in India e il rapporto tra V&A; al limite può essere un quadro sulle piccolezze umane, ma allora le ultime parole dell’altro servitore indiano stonano (così come stona l’ultima frase in sovrimpressione sulla futura indipendenza dell’India).
Insomma, bei costumi, bella recitazione, scenografie d’effetto ma… di cosa abbiamo parlato?

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