Il codice di Perelà, una miniera di intuizioni e folgorazioni

in Riscoperte

Alessandro Buttitta – Autore dalle tante domande, Aldo Palazzeschi ha ancora diversi punti interrogativi da disporre sulla sua pagina bianca. Nella sua poesia più famosa si chiede ripetutamente: “Chi sono?”. Dopo qualche tentennamento e risposte poco convincenti, afferma che non è altro che “il saltimbanco dell’anima mia”. Ne Il codice di Perelà, romanzo futurista più per nome che per vocazione, dato alle stampe nel 1911, il protagonista è una nuvola di fumo che se ne va in giro per il non meglio specificato regno di Torlindao alla ricerca di una consonanza con il mondo che non riuscirà mai a trovare. Spesso gli chiedono cosa sia. Lui, da far suo, imperturbabile come la fuliggine che si deposita nei comignoli, si limita a rispondere: “Io sono leggero… un uomo leggero… tanto leggero”.

La vicenda di questo grigio personaggio, sceso da un camino dopo trentatré anni passati ad ascoltare tre vecchine dalla facile favella, è interamente giocata sul paradosso. Perelà, prima accolto da salvatore e da messia per la sua stravagante e bizzarra natura, viene successivamente messo da parte, criticato e vilipeso da quelli che erano i suoi instancabili estimatori. Un’inquietante serie di incontri, contraddistinta da un cicalecciante vociare che sembra non aver mai fine, fa vacillare le sue già impalpabili certezze.

Capita, dunque, che gli onori – la redazione di un nuovo codice di leggi su incarico del Re, con acclamazione generale della corte e del popolo – vengano subito accantonati in nome di maldicenze e sospetti ben orchestrati sul suo conto. La fuga e l’abbandono della terra sono le uniche vie di salvezza per il protagonista. Perelà, nuvola di fumo dall’immane leggerezza, si ritrova così a scappare in gran segreto, esasperato dalle pesanti nuvole di parole che caratterizzano i dibattiti di uomini e donne che non sanno dar valore al silenzio e all’indifferenza.
Walter Pedullà, introducendo il ciclo di letture ad alta voce dedicato al romanzo su Radio3, ha sottolineato come Il codice di Perelà sia importante più per i significati che attiva che per quelli che produce. Non possiamo che esser d’accordo con questo giudizio. Del resto il romanzo di Palazzeschi è una miniera di intuizioni e folgorazioni, di lampi improvvisi e colpi di genio a buon mercato. L’autore restituisce ciò tramite conversazioni dove il tutto e il nulla si confondono senza sosta nel trionfo della volatilità delle più diverse opinioni. In tal senso Il codice di Perelà rimane ancora oggi un’opera che si interroga sulle incoerenze di una società che ritiene necessario dedicare statue di bronzo a nuvole di fumo, che sublima il vuoto in poesia, che dà immane peso a evaporabili accozzaglie di parole.

Dirà il grande filosofo pessimista Cimone del Guscio, ascoltato da Perelà in uno dei suoi tanti incontri: “L’uomo ha bisogno di sparlare del prossimo. È una necessità vitale come l’aria e come il pane e, non avendo coraggio né fantasia per arrivarci, inventa le verità dette da un altro e finisce per credere d’averle inventate lui. Con questo sistema vede ognuno il proprio simile affondato nel pantano e lo sta a guardare come se lui non ci fosse dentro fino al collo”.
La parabola di Perelà ci insegna che è proprio così che si consumano le più fumose esistenze. Il Re, in uno dei suoi rari momenti di lucidità, chiude perentoriamente la vicenda: “La mia opinione è molto semplice: da un pezzo nella nostra terra non s’è fatto che seminare fumo, e ora la terra incomincia a fumare, mi sembra un fatto logico, naturale, naturalissimo. (…) Deste un valore eccessivo a un fatto che non lo meritava, parve che non ci fosse di meglio al mondo che il fumo, parve che con esso le più gravi questioni si potessero risolvere”.
Cosa fa Perelà in tutta risposta? Fugge via volando sempre più in alto. Sgravato dal peso delle responsabilità, appesantito dalla superficialità delle idee altrui, chiude la sua esperienza terrena con la convinzione che le nubi possono assumere tutte le forme che vogliono.
Che la Terra le sia lieve, signor Perelà!

Alessandro Buttitta ha appena pubblicato con Laurana il suo primo libro “Consigli di classe. 10 buone idee per la scuola”. Qui il suo blog.
L’immagine è un particolare dell’edizione Valsecchi del 1920.

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