Ho intervistato il signor Rat-Man (e posso ancora raccontarvelo!)

in Interviste

«Cerco sempre di fare un numero di Rat-Man come se fosse l’ultimo. Per questo ci metto tanto, ho una mano continuamente attaccata ai testicoli». Così parlò il Venerabile Leo Ortolani, fumettista e autore unico di Rat-man. Nato come parodia autoprodotta del Batman di Tim Burton, negli anni l’antieroe con la faccia da scimmia è diventato un grande successo tutto italiano. Grazie alla comicità perfettamente calibrata del suo autore. Leggiamo ad esempio uno stralcio riportato sul sito di Famiglia Cristiana (!)

Ortolani, cosa l’ha sorpresa di più in questo lungo cammino con Rat-Man?
«La lunghezza, come direbbe Cinzia, la trans che ama perdutamente Rat-Man.

Dopo che l’autore è stato festeggiato in ogni spazio virtuale e non virtuale, alla vigilia dell’ultimo numero della serie, noi di Todomodo.club, grazie ai buoni servigi del nostro Gian Paolo Parenti, siamo riusciti a intervistare proprio lui, Rat-man!

 

Il corpo centrale di Villa Deboroh è su tre livelli, di cui uno sotterraneo, dotato di palestra e sauna finlandese, armeria, tiro a segno, simulatore di volo e di assenza di gravità, camera iperbarica, sala per i trattamenti criogenici, un laboratorio segreto ed una fresca cantinetta dove i salami stagionano che è una meraviglia.
Una serie di dépendance e una catena di piccoli bungalow sempre a disposizione dei numerosi ospiti della villa penetrano la fitta vegetazione di palme da dattero, cocchi, banani e bambù da cui è costituito il parco, che dovrebbe avere più o meno la superficie di Isernia, se solo qualcuno avesse mai visto Isernia. La loro dislocazione segue e rispecchia il capriccioso estro di Piccettino, l’orsacchiotto di peluche con un bottone al posto dell’occhio destro (il sinistro per chi lo guarda, anche se sarebbe meglio non fissarlo troppo…) che qualche anno fa ha personalmente progettato stradine e sentieri, fontane e cascatelle, grotte artificiali e i numerosi tempietti dedicati ad Afrodite, la dea protettrice delle donne con le tette grosse.

Nel parco ci si addentra solo a piedi, meglio se con l’aiuto di un machete. Poiché la decisione di dotare Villa Deboroh di un po’ di verde è venuta quindici giorni dopo la decisione di dotarla di un garage sotterraneo a tre piani, le dieci Ferrari, le cinque Lamborghini e la Simca Mille del proprietario sono attualmente isolate sottoterra, in un punto imprecisato della foresta.
Superato il parco, si arriva ai dodici campi da tennis: in erba, cemento, terra rossa, terra battuta e terra vincente (il tempo per capire questa freddura è stimato in 15’’); alla piscina a forma di elefante rampante e, naturalmente, alla riproduzione in scala 1:1 del Maracanà: l’opera per cui la residenza del signor Rat-Man è giustamente famosa in tutto l’Alto Adige.
Ottenere un’intervista dal supereroe più famoso di tutti i tempi è facilissimo: basta telefonare, parlare con Piccettino e fissare il giorno e l’ora dell’appuntamento. Il difficile, semmai, è trovare il signor Rat-Man tra le centinaia e centinaia di stanze della villa; ancor più difficile, una volta avuta l’intervista, è ritrovare l’uscita e raggiungerla senza smarrirsi tra i banani, dove la morte per assideramento, nelle gelide notti alpine, è ben più di una remota eventualità.
Incontro il signor Rat-Man a bordo piscina. Porta gli occhiali da sole e ha la faccia seria: si vede subito che è un tipo molto cool, o magari ha solo avuto una paresi. È sdraiato su un lettino solare e, mentre sorseggia un cocktail ai quattro formaggi, sta ricevendo un massaggio all’olio di semini di cocomero nientemeno che da Gessica Lovebòl, già protagonista dell’acclamata serie televisiva “Bye Bye Watch” (il titolo italiano, lo ricorderete, era: “A furia di cosare, ciao ciao alla vista!”). Il nostro supereroe sembra gradire il sapiente tocco di Gessica, almeno a giudicare da come gli si sono espanse le orecchie sotto la maschera da topo.
Mi siedo sul lettino accanto.

Il signor Rat-Man mi chiede per quale giornale lavori. Glielo dico: lo intervisterò per “Grandi Motori Marini”, la rivista più letta dai fuochisti e dai nostromo: ogni numero ha 7500 pagine e permette di affrontare anche i più lunghi viaggi per mare avendo sempre sottomano qualcosa da leggere. Il signor Rat-Man mi fissa pensoso, nemmeno un palpito sembra tradire la sua calma glaciale: o è davvero molto cool oppure si è addormentato.
Arriva Piccettino e lo scuote: si era addormentato.

Mi appresto a fargli la prima domanda, ma il signor Rat-Man mi previene dicendomi: “Signor giornalista, come le avranno già detto, il tempo che posso concederle per l’intervista è di dieci minuti al massimo, inoltre non risponderò a domande sulla mia vita privata, sulla mia sessualità e sulla lunghezza del mio pene…”.
“Va bene, va bene!”, lo rassicuro, “Senta, signor Rat-Man, a settembre 2017, 28 anni dopo la sua prima storia a fumetti e a 20 anni dall’avvio della serie regolare, a quanto pare la sua saga avrà termine…”
“Credo nelle donne con tutto me stesso, ma purtroppo non sono molto praticante; ho fatto l’amore una sola volta, nel numero 117 di Rat-Man, e sono stati i 48 secondi più belli della mia vita!”
“Negli ultimi 10 numeri, il suo autore, Leo Ortolani, ha ripreso tutte le linee narrative sviluppate finora, trovando il modo di collegarle tra loro e chiarire ogni dubbio ai lettori prima del gran finale…”
“La prima cosa che guardo in una donna sono gli occhi, specialmente se ha le tette grosse!”
“La decalogia finale la vede contrapporsi al suo alter-ego maligno, meglio noto come il Rat-Man… Chi o che cosa è il Rat-Man? È corretto definirlo come l’essenza stessa del suo desiderio? L’archetipo prevaricatore e violento, quel mangiare per non essere mangiati che è alla base stessa dell’esistenza… il demone che diventa incontrollabile quando viene assolutizzato, quando lo si trasforma nell’unica ragione di vita, nel solo parametro su cui misurare tutto?”
“In genere le abbordo nei bar di lusso… sa com’è: io sono molto ricco e posso permettermi di comprarli tutti, i bar di lusso: mi accosto alla ragazza più bella, tra quelle che bevono da sole, e le chiedo se ha bisogno di qualcosa; in genere a quel punto dicono tutte di aver bisogno di un taxi e se ne vanno!”
“Il Rat-Man è in qualche modo assimilabile a Moby Dick? L’ossessione che obnubila la mente e rende schiavi? In termini psicologici e antropologici, il Rat-Man, questa creatura mostruosa che tutto uccide e divora, potrebbe rappresentare la violenza insita in ogni sistema valoriale monoteistico, in contrapposizione alla visione politeista di chi invece vede, riconosce e celebra ogni aspetto della vita?”
“LA CACCA!”
Dalla sua risposta mi accorgo di aver sfiorato un tasto molto sensibile, con la mia ultima domanda. Quindi provo ad alleggerire la conversazione:
“Lei crede in Dio?”
“Ci stimiamo molto. Ogni tanto riusciamo a vederci per un pranzo, una cenetta insieme…”
“Tutto questo”, e faccio un movimento vago che abbraccia la villa, il bananeto e la copia del Maracanà, spingendosi fino ai primi contrafforti dell’arco alpino, sullo sfondo, “Tutto questo è frutto del grande successo anche economico avuto dal suo fumetto in tutti questi anni?”
“Veramente no. Con i ricavi del Rat-Man io e Ortolani ci siamo comprati solo una Simca Mille usata. Devo avercela ancora da qualche parte in giardino. La villa e tutto il resto li abbiamo presi solo recentemente, quando Ortolani, usando l’affettatrice mentre pensava a come far terminare la mia saga, si è mozzato il mignolo di netto…”
“Oddio, che impressione! E allora che ha fatto?!”
“È andato in sede, alla Panini, e ha detto che forse non avrebbe più potuto disegnare!”
“E alla Panini come l’hanno presa?”
“Hanno preso il dito staccato e lo hanno incellofanato col numero 100: un’edizione speciale da fumetteria che ci ha resi ricchi, ricchissimi!”
“E Ortolani? Ha poi avuto difficoltà a disegnare?”
“Lì per lì, no. Un po’ di più quando alla Panini gli hanno tagliato anche l’anulare…”
“Oddio oddio! Un altro dito?!”
“Sa come sono quelli del Marketing: era per fare la variant…”
Mi chiede se voglio anch’io un drink, e prima ancora che possa rispondergli, ordina due cocktail di gamberetti. Ne approfitto per riordinare le idee e domandargli di Leo Ortolani, il suo creatore.
“Leo Ortolani inizia a lavorare come geologo…”, gli dico.
“Geologo? Curioso: non lo sapevo. Credevo allevasse conigli…”
“Conigli?”
“Mi ha sempre detto di aver passato i primi mesi dopo la laurea a fare carotaggi…”
“…”
“…”
“…”
“Beh?! Che c’è da guardare? Che ho detto?!”
“Niente niente… Senta: il personaggio di Rat-Man fin dall’inizio è stato narrato come un eroe decaduto: le sue imprese più grandi sempre ben dietro le spalle, puro flusso di memoria, e una memoria fatta di ricordi frammentari e impastati di amarezza e nostalgia… Il suo presente e il suo futuro, invece, sono sempre parsi all’insegna del conflitto con se stesso e il dilemma sembra ancora oggi legato alla sua identità: mantenere la maschera o gettarla? Continuare a essere il paladino della Giustizia, prendendo calci nei denti anche dai bambini di quarta elementare, o abbandonare i propri sogni di grandezza e consegnarsi alla dolce, rassicurante mediocrità della vita familiare: questa è un’interpretazione che la convince?”
“Eh, son problemi, in effetti!”
“Possiamo dedurne che l’unica avventura possibile, o comunque la più impegnativa, è conoscere se stessi?”
“Anche trovare un idraulico d’estate è un’avventura molto impegnativa, lo sa?”
“Potremmo anche azzardare che il vero atto eroico consiste nel diventare ciò che si è?”
“In effetti questo è abbastanza tipico di quelli dei Gemelli!”
“E il fatto che, in fondo, come supereroe privo di superpoteri e -diciamocelo- anche piuttosto imbecille, lei di fatto prometta qualcosa che non ha, offra qualcosa che non le appartiene ma che desidera con tutto se stesso… potrebbe autorizzarci a pensare filosoficamente alla sua opera come all’essenza stessa dell’amore?”
“Sì, e comunque non è tanto il caldo: quello che ti frega veramente è l’umidità!”
“3X8?”
“16 e mezzo!”

Gessica ha terminato il massaggio e si è portata sul trampolino. Prima di tuffarsi si è aggiustata il top del bikini striminzito che indossa sopra i seni opulenti (“opulento”, ne converrete, in certe occasioni è un aggettivo bellissimo!) e dal bananeto si è subito levato al cielo il canto di mille scimmie arboricole: uno jodel lungo, intenso, vibrante e pieno di gioia (il signor Rat-Man ha importato le scimmie qui in Alto Adige ormai da tre anni e le bestiole si sono immediatamente integrate rispetto alla cultura locale, dimostrando di apprezzare tanto la birra doppio malto quanto i canederli allo speck; i banani e il resto, invece, fanno fatica: devono essere sostituiti ogni tre o quattro settimane).
“Leo Ortolani, nel creare le sue storie, non si è mai posto limiti: ha parlato anche della morte e della depressione, la paura di vivere…”
“Se lo ricorda, il signor Guglielmo? È stato mio compagno di camera, in ospedale… Mi ero molto affezionato a lui: era un vecchietto sveglio, imparava velocemente, rispondeva bene ai comandi! Mi occupavo di lui giorno e notte, più che altro guardavamo la Tv e giocavamo a tombola insieme: avevo finalmente trovato uno scopo…”
“O un alibi per non crescere… per non assumersi la responsabilità di vivere!”
“Forse! Chissà…”
“Nel dedicarsi completamente agli altri, vale a dire in quello che sembrerebbe un sommo bene, si può annidare il bisogno di fuggire, insomma: un atto di viltà… Questo dà la misura dell’imprevedibilità e della grandezza di questo fumetto…”
“A volte vivere è molto faticoso, sa? C’è sempre troppo dolore attorno a noi…”
Gessica ci ha ripensato: per essere più comoda si è levata il pezzo sopra del bikini e le acque della piscina si sono immediatamente divise con l’accompagnamento di un boato biblico, una specie di “Alleluia!” urlato dall’alto dei cieli da legioni di cherubini arrapati. A mia volta, rimango come paralizzato dallo stupore, con il cuore -e molto altro ancora- in grave subbuglio.
“Altre volte, invece, vivere è molto bello, non trova?”, mi sussurra il signor Rat-Man con aria complice.
“Sbavazz! Sbavazz!”, gli rispondo con l’aria di chi, nelle faccende di sesso, è assai sicuro di sé.
“Specialmente quando non si sta troppo a pensare al come e ci si concentra solo sul che cosa: quando ci si lancia verso le situazioni, le persone, il mondo, senza diffidenze né preclusioni… Ricorda il mio motto? Fletto i muscoli, e sono nel vuoto! Ecco: è quello il momento migliore: il volo, l’affacciarsi al gioco delle infinite possibilità combinatorie… il dado che rotola sul panno verde ed eccita i giocatori!”
“Sbavazz! Sbavazz!”
“I sogni cambiano insieme alle persone, caro il mio giornalista. Ecco perché fossilizzarsi sulle occasioni perdute non serve più di tanto. La vita è un continuo scorrere, come peraltro lo è il Mito, di cui tutti noi siamo memoria e continuo aggiornamento. Noi ci adattiamo alle cose, seguendo una sorta di linea di minore resistenza. Ma dentro ciascuno di noi c’è una parte per così dire invariabile: lo stampo che ha forgiato la nostra anima, l’essenza stessa del carattere, l’origine non creata e immortale del nostro desiderio. Ebbene, quella è la sola cosa che non dovremmo tradire mai: il desiderio. Mi segue?”
“Sbavaz?”
“3X8?”
“16 e mezzo!”

Bevo un altro sorso di cocktail di gamberetti e riprendo il controllo della situazione: “Lei, signor Rat-Man, è stato anche protagonista di numerose parodie…”
“Intende quando ho rifatto a modo mio Alien, Spazio 1999, Star Wars, Diabolik, I Mercenari, Il Signore degli Anelli, Harry Potter, Walking Dead, 300, Avatar, ecc…?”
“Esatto. Mi sembra che Leo Ortolani abbia voluto omaggiare le proprie passioni cinematografiche, letterarie e fumettistiche con veri e propri atti d’amore: storie a se stanti, costruite però con gli elementi simbolici di ciascuno di questi mondi…”
“Veramente no”
“No?!”
“Era per via della Simca Mille: benzina, revisioni, pezzi di ricambio… non può nemmeno immaginare quanto ci sia costata finora quella macchina! Una follia!”
“E adesso, signor Rat-Man, che cosa l’aspetta? Una pensione dorata?”
Mi guarda e accenna ad un sorriso sardonico.
“Le sembro dunque così vecchio?”
“Al contrario: lei mi sembra in piena forma, signor Rat-Man!”
“Mi vede, qui, a cercare di ingannare il tempo? Facendo poi che cosa?”
Gessica intanto è scivolata fuori dall’acqua e si sta asciugando i capelli.
“Coltivare meloni?”
Gessica ci guarda e sorride con assoluta ingenuità.
“Movimentare angurie?”
“No, signor Rat-Man… Quindi immagino che le sue avventure proseguiranno, anche se con una cadenza meno sostenuta e stringente per Leo Ortolani, giusto?”
“Ma soprattutto: mi spiega cosa accidenti significa sardonico? È forse qualcosa di ittico?”
“No, non direi… non intendevo questo!”
Piccettino mi fa segno che il tempo a mia disposizione è terminato. C’è spazio solo per un’ultima domanda: “C’è qualcosa che non le ho chiesto e avrebbe voluto che le domandassi?”
“Sì: qual è la lunghezza del mio pene!”
“…”
“Le interessa? Dunque, a riposo facciamo…”
“LA CACCA!”
Mi ricompongo. Faccio un cenno di saluto a Gessica, che sta discutendo dei “Quaderni neri di Heidegger” con una paperella dello stagno, e mi accomiato dal signor Rat-Man stringendogli rispettosamente la mano.
“Quando mi sono accorto di non essere abbastanza seducente per le donne, ho capito che dovevo imparare ad amare me stesso, sa?”
“Mi sta dicendo che ha cercato e trovato quell’equilibrio interiore senza il quale è impossibile rapportarsi positivamente agli altri?”
“No, non direi… non intendevo questo!”
Ho appena imboccato il vialetto d’uscita, quello che va in direzione dei banani, quando il signor Rat-Man richiama la mia attenzione con un rutto: “Scriverà bene di me, signor giornalista?”
“Credo di sì: lei è sempre stato il mio mito!”
“Allora voglio darle un consiglio: se la dovesse chiamare Ortolani, dopo la pubblicazione dell’intervista, e la coprisse di elogi e magari la dovesse invitare a cena, non accetti. S’inventi una scusa e non accetti!”
“Ma perché?”
“Di solito fa sempre pagare ai giornalisti…”
“Beh, ma non mi sembra una cosa catastrofica, andiamo!”
“E si porta sempre dietro Plazzi!”
“Plazzi? Davvero?!”
“Ci rifletta, amico mio, ci rifletta!”

 

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Piccettino a letto con lo scrittore Ivano Porpora
Il nostro eroe sulla Lettura del Corriere della Sera