“Just one more thing”, Socrate in impermeabile

in Riscoperte

Tra gli eroi del piccolo schermo, il Tenente Colombo, l’indimenticabile poliziotto italoamericano interpretato da Peter “occhio di vetro” Falk, si è ritagliato un posto d’onore.

Scritti e interpretati magnificamente, gli anti-gialli con l’assassino che si palesa nei primi minuti d’ogni puntata sono diventati un classico della tv. Resistono a ogni ciclo di replica, mai sazi delle pieghe dell’impermeabile, del bassotto letargico, della macchina francese che smarmitta, della moglie mai vista, del piatto di chili che si rivela decisivo, così come il taccuino e il mozzicone di matita.

Malgrado le apparenze, il tenente Colombo è un genio. Cinque minuti dopo essere arrivato sulla scena, comprende chi è il colpevole. Parlare di istinto, o di abilità o di consuetudine poliziesca, è troppo poco. Egli possiede una specie di intuito medianico, che gli rivela l’ assassino. Non sappiamo come né perché, né su quali indizi si basi, ma una cosa si ripete sempre: egli non ha dubbi né esitazioni. Egli sa.

Così scriveva Pietro Citati sulle colonne di Repubblica nel 2008, in un pezzo dal titolo inconfondibile: Percé amo la tv del Tenente Colombo

Davanti al tenente Colombo, tutti i colpevoli, persino i più astuti e malvagi, sono indifesi; e qualche volta ci sentiamo inteneriti da un vago sentimento di pietà verso di loro. Se essi accettano il suo gioco teatrale, se credono che egli sia ingenuo come finge di essere, oppure si rivolgono alla autorità suprema (i sindaci, i governatori, i capi della polizia), allora sono perduti senza rimedio.

Negli anni la schiera degli estimatori è cresciuta, di generazione in generazione i figli sono stati attratti nel gorgo della colombo-mania da genitori felici di passare il testimone a nuovi proseliti. Il ribaltamento del giallo classico funziona e avvince. Perché nel Tenente rivive il più amato dei filosofi greci, quel Socrate che dal cielo sposto l’attenzione sull’uomo e sul suo destino.
Tim Madigan sulla prestigiosa Philosophy Now gli ha dedicato un editoriale:

Gli studenti furono perfettamente in grado di trovare le similitudini tra le tecniche investigative del Tenente Colombo e il metodo socratico della ricerca della verità attraverso domande mirate poste da un abile intervistatore. Peccato che Peter Falk non abbia mai interpretato Socrate, sarebbe stato perfetto per la parte!

Un genio nascosto nel più spiantato dei detective, vestito sempre con l’iconico impermeabile, sempre lo stesso dal primo episodio, cambiato solo una volta in un memorabile episodio della nuova serie.
Gli omaggi al Tenente abbondano anche nella cultura pop italiana. Ricordiamo l’omonima canzone dei Baustelle

Sino al recentissimo romanzo “Il giro del miele” di Sandro Campani in cui i due protagonisti bevono grappa nella notte del loro (ultimo) confronto con la frase tormentone “Fin qui e non oltre”. Proprio come il protagonista dell’ultimo episodio della serie classica “I cospiratori” con il ribelle dell’IRA che beve whisky facendo una tacca sulla bottiglia col suo anello, apertamente citato dall’autore tra i suoi punti di riferimento.

– Facciamo una cosa –. Mi sono girato sulla sedia senza alzarmi, e ho preso da un cassetto un pennarello, di quelli indelebili da restauro. Ho tirato a me la bottiglia: – Facciamo cosí: sai come in quella puntata di Colombo dove lui sta parlando con l’assassino, che è un poeta irlandese, e giocano alle rime mentre bevono il whisky, e Colombo vuole incastrarlo?
– Certo che me lo ricordo.
Lo sapevo che si ricordava; lo guardavamo tutti insieme: «Venite su che c’è Colombo», la Giuliana ci chiamava apposta.
– Bene. Io l’anello col diamante per fare una tacca sul vetro non ce l’ho. La faccio con questo pennarello.
Davide ha annuito. Io ho fatto un segno, con il pennarello frassino, partendo e tornando all’etichetta e poi passandoci sopra, circondando la bottiglia: – Fin qui, e non oltre, – ho detto, come l’irlandese.
– Fin qui, e non oltre.

Peter Falk è morto ma Colombo, non essendo mai stato veramente vivo, nemmeno come personaggio, resterà come metafora eterna dell’incancellabilità della macchia, e se si polemizza molto oggi sui rischi offerti dalle serie come Law & Order e CSI, perché sembrano indicare con precisione cosa fare e cosa non fare per ottenere il delitto perfetto, agli occhi di una figura come Colombo il delitto perfetto non può esistere, perché ogni atto compiuto diventa immediatamente e incancellabilmente evidente.

Concludiamo con la chiusa del bell’articolo del Manifesto: “Il tenente Colombo, la maieutica della colpa”

 

A.P.