Scrivere per riempire vuoti

in Riscoperte

Cargo è il secondo libro di Matteo Galiazzo, uno scrittore a suo modo leggendario perché in pochissimi anni è passato dall’essere uno dei più promettenti e anche potenzialmente prolifici scrittori italiani (aveva già scritto quattro romanzi ancora prima di esordire) all’essere un ex scrittore. Nel senso che ha smesso di scrivere. Lavora, guarda la tv, si addormenta sul divano. Ma non scrive più. Così Marco Drago presenta la riedizione per Laurana reloaded di Cargo di Mattia Galiazzo che quando uscì per Einaudi si presentava nel risvolto come “un’onesta truffa affabulatoria”, etichetta più che valida e confermata dalle recensioni su Goodreads, dove si dice senza lambiccarsi che libri di questa schiera o si amano o egualmente si detestano, perdendosi lungo rivoli e frattali, in una mappa che fa volontariamente acqua. Ai nostri lettori un corposo assaggio di un testo che segna una tappa importante nel processo di svecchiamento che si compì nella letteratura italiana alla fine dello scorso millennio.

Tutte le parole del mondo possono entrare in un racconto scritto in prima persona. Un racconto in terza persona sono due punti. E da tutte le rette si passa a una sola retta. Una sola serie ben precisa di parole. È faticoso doversi mantenere sempre lì sopra, vedete. È anche scomodo. Io faccio fatica. È come doversi mettere d’accordo col calimero biondo per andare al cineclub, e il calimero biondo non può venire al telefono perché è sotto la doccia, allora sono lì al telefono con la madre del calimero che va in bagno a ripeterle tutto quello che dico, poi torna alla cornetta e mi riferisce quello che ha detto il calimero biondo, insomma, io non so se vi siate mai messi d’accordo col calimero biondo in questo modo, ma di solito poi non ci si vede mai e tutti e due pensiamo che l’altro ci ha tirato il pacco e poi si sta senza parlare per intere settimane e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla cornetta.
Sia ben chiaro che non credo minimamente a tutte la fregnacce che ho appena scritto qua sopra. Cioè delle rette e di tutto il resto. Io penso “capace di scrivere veramente oppure no. Mi voglio proprio mettere alla prova. Probabilmente risulterà che non sono capace. In questo caso sarò contento di ritirarmi dal mercato.
Naturalmente anche queste qui sopra sono tutte palle. Voglio imparare a scrivere in terza persona perché il mio sogno è sempre stato quello di diventare un romanziere di quelli che scrivono quei romanzi che ne escono uno alla settimana e gli autori hanno tutti dei nomi stranieri e le donne comprano questi romanzi nelle edicole delle stazioni, quelli con tutte quelle storie d’amore, quelle proprio, quelle proprio più, non so come dire, ecco, pornografia sentimentale. Io voglio fare quello da grande. Per questo devo imparare la terza persona. Quelle donne lì mica le frego con le mie menate ambigue, quelle mica hanno tanti fronzoli per la testa, non ci pensano due volte a chiuderti e lasciarti là nello scompartimento vuoto, ecco.
“Be’, ma ora la devo smettere di parlare di me, non vorrei fare come quei registi famosi che a un certo punto della loro vita si accorgono di non avere più uno straccio di idea per il prossimo film e allora fanno un film su di un regista famoso che a un certo punto della sua vita si accorge di non avere più uno straccio di idea per il prossimo film. Oppure, tanto per restare tra noi, quegli scrittori col blocco dello scrittore che scrivono libri il cui protagonista è uno scrittore col blocco dello scrittore, capite, così ci sarebbero infiniti altri infiniti da riempire di nuovo.

D’altra parte fare film o scrivere libri sulla propria incapacità di fare film e scrivere libri non è assolutamente peggio di quello che sto facendo io adesso con voi.
Io, signore e signori, ve lo confesserò perché questo mi renderà ai vostri occhi molto elegante, sto perdendo tempo. Vedete, ci sarà un punto a partire dal quale io dovrò cominciare il racconto e allora inizierà la terza persona. Io sto semplicemente cercando di ritardare il più possibile quel momento. Ecco. Perché di quel momento ho paura, ecco. Ora che l’ho detto però mi tocca cominciare. Ora che ho confessato, ogni ulteriore ritardo penso lo trovereste insopportabile.

Magari non è vero, probabilmente sottovaluto il vostro buon carattere. È che io devo fare l’abitudine alle casalinghe, quelle non perdonano. Intendiamoci, dico queste cose senza che debbano essere interpretate come un’offesa nei confronti delle casalinghe, o una qualche presa in giro dei loro atteggiamenti. Il loro atteggiamento nei confronti dei libri è legittimissimo. Probabilmente io ho un atteggiamento simile nei confronti del detersivo per piatti o della bresaola, e non me ne vergogno. Non c’è ragione, credo. È proprio il rispetto che nutro per loro a far sì che il mio desiderio di scrittura a loro si indirizzi.

Voglio dire, non penso che le casalinghe siano un pubblico facile. Penso sia molto più facile fare contento un critico. Andare a letto con una casalinga e sentirti dire che sei bravo da lei non è paragonabile al non andarci e sentirti dire che sei bravo dal prete.

Matteo Galiazzo, Cargo, Laurana Reloaded

Ultimi da Riscoperte

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare il servizio e presentare annunci pubblicitari personalizzati. Usando il sito accetti questo utilizzo. Consulta la nostra Informativa sui cookie

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare il servizio e presentare annunci pubblicitari personalizzati. Usando il sito accetti questo utilizzo. Consulta la nostra Informativa sui cookie

Chiudi