Parlami del tuo cinico disincanto

in Riscoperte

Dario Voltolini – Parlami del tuo cinico disincanto che come una nacchera all’ultimo battito ti fa rimanere combaciata.

Raccontami il luogo esatto in cui hai scelto questa direzione, il momento in cui hai radunato come vestiti sparsi sul letto la varietà della tua vita incontrollata facendone un pacco sigillato da riporre in un posto di te che sai solo tu.

Portami col tuo mobile contrappunto lungo le ampie volte di una cattedrale che si affaccia sul mare dando la prua al mare che sale tagliando il vento che sa di sale e dammi questa forte pedalata e fa che la bici si raddrizzi e fa che il fosso da una parte e il traffico dall’altra cessino d’essere pericoli.

Pensami al tuo tavolo nottetempo mentre tra birre e tovaglioli sposto posate cercando quali siano le parole più precise e liberami la voce dall’incanto che viene giù dagli occhi miei che fissano gli occhi tuoi che vedono gli occhi miei che ridono. Dimmi un’altra volta ancora che i miei ti sembrano due fuochi d’artificio.

Dimmelo guidando in autostrada alle porte di una liquida Marsiglia che ci invita a passeggiare, dimmelo sporgendo il passaporto oltre il vetro, dimmelo al valico di frontiera, dimmelo in aereo mentre sta per decollare, e non chiamarla rotula questa tua curva splendida che la gonna libera quando ti siedi fresca primula.

Placami col tuo morbido controcanto se mi vedi inseguire un motivo con la mente se riesci a ricordare le parole cantala tu la canzone che non ricordo. Tocca le corde alla tua chitarra azzurra corruccia la fronte se la nota è acuta e sta’ a sentire: ho le ossa che scricchiolano per la vecchiaia ho le ossa che vibrano di giovinezza.

Piegami al tuo refolo controvento, quello che avvita leggeri mulinelli e svolta gli angoli dei palazzi dietro ai quali la gente che cammina si sorprende per la vibrazione dell’aria che sembra profumata di tiglio. Un pezzo di sapone che la lavandaia lascia sulla pietra cola e colora l’acqua di un’opalescenza d’anice, quella degli aperitivi sui tavolini estivi.

E spiegami se un tuo simile sentimento può crescere sui tralci di una pergola se può farcela da solo contro il tempo freddo di montagna sotto un dito di terra schiudersi orientando il germoglio verso l’aria. Penso alla durezza di una lunga e ripida scogliera percorsa in macchina velocemente e accendo i fari mentre all’orizzonte il mare si confonde con la luce scura della sera.

tratto da Forme d’onda ripubblicato nella collana Laurana reloaded

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